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Attualità

Perché le nuove generazioni preferiscono acquistare direttamente da TikTok o Instagram

Non è più solo una questione di pubblicità. Per la Gen Z, il social network è insieme motore di ricerca, vetrina, consiglio di un amico e cassa. Il risultato è un funnel d’acquisto rovesciato: prima si vede, poi si desidera, infine si compra — tutto senza mai uscire dall’app.

C’è un dato che più di altri fotografa il cambiamento. In Francia, il 59% dei giovani tra i 15 e i 25 anni scopre nuovi prodotti attraverso i social network, contro il 33% che usa ancora i motori di ricerca tradizionali. E quando deve informarsi prima di un acquisto, l’82% si rivolge prioritariamente ai social, con TikTok dominante al 66% . Il punto di partenza del commercio non è più Google, né la home page di un e-commerce: è il flusso infinito di video che scorre sul telefono.

Il “social search” ha sostituito il motore di ricerca

La prima frattura è cognitiva prima che tecnologica. Le nuove generazioni non “cercano” un prodotto: lo incontrano. Il percorso classico — bisogno, ricerca, confronto, acquisto — si è sgretolato in favore di un modello incidentale: si scrolla, si vede una ragazza che prova un siero, si guarda la recensione, si salva il video, lo si rivede qualche giorno dopo, e infine si compra. Senza aver mai digitato una query .

In Italia, il 37% dei consumatori dichiara di essere più propenso ad acquistare un articolo dopo aver visto altre persone utilizzarlo o consigliarlo, e il 26% segue i prodotti che diventano tendenza sui social . La fiducia si è spostata dalle insegne ai volti. Solo l’11,26% della Gen Z esprime alta fiducia nelle marche, mentre il 41% ha comprato prodotti raccomandati da creator o personaggi che segue .

L’infrastruttura ha rimosso l’attrito

Se il comportamento è cambiato, gran parte del merito (o della colpa) è dell’infrastruttura. TikTok Shop — disponibile in Italia dal 2025 — ha trasformato il video in un punto vendita: dal video in-feed al live, dalla scheda prodotto al pagamento, tutto avviene dentro l’app . Non c’è più quel salto di contesto che un tempo raffreddava l’impulso: vedere e comprare sono la stessa azione.

I numeri italiani confermano la rapidità dell’adozione. TikTok Shop ha raggiunto il terzo posto tra gli operatori di e-commerce beauty in Italia nel primo trimestre 2026, meno di 14 mesi dopo il lancio locale. I video shoppabili hanno generato il 38% dei ricavi commerce della piattaforma in Italia nel 2025, mentre il live shopping ha aggiunto un altro 20% . Il 36% degli italiani acquista attraverso i social media, con una media di quattro acquisti al mese e uno scontrino medio di 131 euro; la quota sale al 47% nella Gen Z .

Il prezzo psicologico dell’impulso

C’è poi una ragione più profonda, che riguarda il rapporto stesso con l’acquisto. Per questa generazione, comprare non è un’attività separata dall’intrattenimento: è una sua estensione. Un’indagine britannica rileva che il 64% dei giovani ha guardato recensioni o raccomandazioni sui social nell’ultimo mese, e il 49% ha cliccato link a prodotti in post o video . Il 57% apprezza i live shopping event proprio perché permette di vedere la dimostrazione, fare domande in tempo reale e comprare senza uscire dall’app .

La conseguenza è un tasso di impulso che le vecchie strategie di e-commerce non riescono a eguagliare. In Francia, l’83% dei giovani dichiara di aver già comprato un prodotto scoperto per caso sui social, e il 42% lo fa spesso . Non è debolezza: è un modello decisionale diverso, in cui la rilevanza contestuale conta più della pianificazione.

L’eccezione che conferma la regola

Sarebbe però impreciso descrivere la Gen Z come una massa di acquirenti impulsivi senza difese. Una ricerca pubblicata sul Journal of Theoretical & Applied Electronic Commerce Research ha identificato un comportamento che gli autori chiamano “platform arbitrage”: molti giovani scoprono il prodotto su TikTok o Instagram, ma poi migrano deliberatamente verso marketplace più strutturati per completare l’acquisto, perché percepiscono un rischio maggiore nelle transazioni social . Il social commerce conquista l’attenzione e il desiderio; il marketplace rassicura sulla transazione.

Questo spiega perché Instagram, pur avendo perso il checkout in-app in alcuni mercati come il Regno Unito, resti centrale nella fase di scoperta e conversione, soprattutto nel fashion e nell’interior . La differenza tra le due piattaforme è di tono: TikTok è l’impulso veloce, Instagram è la costruzione desiderabile. Entrambe, però, hanno eroso la funzione del sito web come destinazione.

Cosa significa per chi vende

La lezione per i brand è scomoda. Non basta “esserci” sui social, né replicare la vecchia logica dello spot pubblicitario. La Gen Z non distingue tra contenuto e pubblicità nel modo in cui la intendevano i loro genitori: un haul, una recensione, un video tutorial possono essere più persuasivi di qualsiasi annuncio tradizionale . La chiave è la credibilità del creator, non la grandezza del budget.

E c’è un ultimo dato che dovrebbe far riflettere: il 30% dei consumatori abbandona il carrello se non può usare il metodo di pagamento preferito, e il 24% rinuncia se il checkout impone la registrazione . L’attrito, anche quello minimo, uccide una decisione già maturata. Il social commerce ha vinto anche perché ha reso l’acquisto più facile di quanto fosse la tentazione di rimandare.

Forse la domanda non è più “perché comprano sui social”, ma “perché dovrebbero smettere”.

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