A farmer walks past tractors on a blocked highway, Thursday, Feb.1, 2024 in Chilly-Mazarin, south of Paris. Protests have been held across the EU for most of the week and hundreds of angry farmers driving heavy-duty tractors arrived at European Union headquarters, bent on getting their complaints about excessive costs, rules and bureaucracy heard and fixed by EU leaders at a summit Thursday in Brussels, Belgium. (AP Photo/Christophe Ena)

Da inizio anno, le strade e le piazze di molte città europee sono state invase da migliaia di trattori, guidati da agricoltori in rivolta contro le politiche dell’Unione Europea e dei governi nazionali, che ritengono ingiuste, oppressive e dannose per il loro lavoro. La protesta, partita dalla Germania, si è estesa a Francia, Italia, Belgio, Romania, Spagna, Grecia e Paesi Bassi, creando disagi alla circolazione, al commercio e alla sicurezza. Quali sono le ragioni e le richieste di questo movimento che ha scosso l’Europa?

Le ragioni della protesta

Le ragioni della protesta sono molteplici e variano a seconda dei contesti nazionali, ma ci sono alcuni elementi comuni che accomunano gli agricoltori di tutta Europa. Tra questi, ci sono:

La crisi dei prezzi: gli agricoltori denunciano di non riuscire a coprire i costi di produzione a causa dei prezzi troppo bassi dei loro prodotti, spesso inferiori ai costi stessi. Questo li costringe a indebitarsi, a ridurre gli investimenti e a chiudere le aziende. La crisi dei prezzi è dovuta a diversi fattori, tra cui la concorrenza sleale dei prodotti importati da paesi extraeuropei, che non rispettano gli stessi standard qualitativi e ambientali, la speculazione dei grandi distributori, che impongono margini e condizioni svantaggiose, e la volatilità dei mercati internazionali, che dipendono da fattori geopolitici e climatici.

Il Green Deal europeo: gli agricoltori contestano il nuovo piano ambientale dell’Unione Europea, che prevede una serie di misure per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere la transizione ecologica. Tra queste, ci sono l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni, per favorire la biodiversità, la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e del 20% dei fertilizzanti, e l’aumento del 25% delle superfici coltivate con metodi biologici. Gli agricoltori ritengono che queste misure siano troppo restrittive e penalizzanti, e che non tengano conto delle specificità e delle esigenze dei diversi settori e territori. Inoltre, temono che queste misure comportino una riduzione della produzione e della competitività, e che non siano accompagnate da adeguate compensazioni economiche e incentivi.

La burocrazia e la fiscalità: gli agricoltori lamentano di dover affrontare una burocrazia eccessiva e complessa, che richiede loro di dedicare troppo tempo e risorse alla gestione amministrativa, a scapito della produzione e dell’innovazione. Tra le pratiche più critiche, ci sono la compilazione di moduli, la richiesta di autorizzazioni, il rispetto di norme e controlli, la presentazione di dichiarazioni e documenti. Inoltre, gli agricoltori si sentono vessati da una fiscalità troppo onerosa e ingiusta, che non tiene conto delle difficoltà e delle peculiarità del loro lavoro, e che non offre loro le stesse agevolazioni e detrazioni di altri settori.

Le richieste degli agricoltori

Di fronte a questa situazione, gli agricoltori chiedono alle istituzioni europee e nazionali di ascoltare le loro voci e di intervenire con urgenza per salvare il loro settore, che rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia, l’ambiente e la società. Tra le richieste principali, ci sono:

• La garanzia di un reddito dignitoso: gli agricoltori chiedono di poter vendere i loro prodotti a prezzi equi e remunerativi, che coprano i costi di produzione e consentano loro di vivere del loro lavoro. Per questo, chiedono una maggiore regolamentazione dei mercati, una maggiore trasparenza e equità nella filiera, una maggiore tutela del made in Europe e del made in Italy, e una maggiore valorizzazione della qualità e della tipicità dei loro prodotti.

• La revisione del Green Deal europeo: gli agricoltori chiedono di rivedere il piano ambientale dell’Unione Europea, tenendo conto delle specificità e delle esigenze dei diversi settori e territori, e garantendo una transizione ecologica graduale e sostenibile. Per questo, chiedono una maggiore flessibilità e proporzionalità nelle misure previste, una maggiore partecipazione e consultazione degli agricoltori nella definizione delle politiche, una maggiore coerenza e reciprocità tra le norme europee e quelle dei paesi terzi, e una maggiore dotazione finanziaria e incentivante per sostenere gli investimenti e le innovazioni verdi.

• La semplificazione della burocrazia e della fiscalità: gli agricoltori chiedono di ridurre il carico burocratico e fiscale che grava sul loro lavoro, semplificando e digitalizzando le procedure, eliminando gli adempimenti inutili e duplicati, armonizzando le norme e i controlli, e offrendo una maggiore assistenza e formazione. Inoltre, chiedono una fiscalità più equa e vantaggiosa, che tenga conto delle difficoltà e delle peculiarità del loro lavoro, e che offra loro le stesse agevolazioni e detrazioni di altri settori.

In Italia, le proteste degli agricoltori sono state particolarmente intense in Sardegna, dove il settore agricolo è in grave crisi. I contadini sardi chiedono un piano straordinario per il rilancio dell’agricoltura isolana, con misure per il sostegno dei redditi, la lotta alla concorrenza sleale e la promozione dei prodotti locali.

La protesta degli agricoltori è una protesta legittima e giustificata, che esprime il malessere e la rabbia di un settore in crisi, che si sente abbandonato e dimenticato dalle istituzioni, e che chiede rispetto e riconoscimento per il suo ruolo fondamentale nella società. Speriamo che le istituzioni sappiano ascoltare le loro voci e trovare delle soluzioni condivise e sostenibili, per garantire il futuro dell’agricoltura e del cibo in Europa

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