Attualità

Allerta Epatite A a Napoli: l’Impennata di Marzo mette la Città in Guardia.

Non è più solo un sospetto, ma una conferma che arriva dai dati epidemiologici: il mese di marzo 2026 ha segnato un’impennata preoccupante di casi di Epatite A nel territorio partenopeo. Con oltre un centinaio di contagi accertati nelle ultime settimane, l’ASL Napoli 1 Centro e le autorità regionali hanno innalzato il livello di allerta, puntando il dito contro le abitudini alimentari legate al consumo di frutti di mare.

L’Epatite A è un’infiammazione acuta del fegato causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus). A differenza delle epatiti B e C, l’epatite A non cronicizza mai (non dura cioè tutta la vita), ma può manifestarsi con forme molto intense che richiedono settimane o mesi per una completa guarigione.

Il “Picco di Marzo”: I Numeri del Contagio

Se i primi due mesi dell’anno avevano mostrato segnali di crescita costante, è con l’arrivo di marzo che la curva ha subito un’accelerazione verticale.

  • Oltre 130 casi validati solo nelle prime tre settimane del mese.

  • Focolai principali: I quartieri del centro storico, l’area flegrea e la zona nord (Giugliano e comuni limitrofi).

  • Ospedalizzazioni: L’Ospedale Cotugno, polo di riferimento per le malattie infettive, sta gestendo un flusso continuo di pazienti, fortunatamente con decorsi clinici per la maggior parte non critici, ma comunque debilitanti.

Il “Killer” nel Piatto: Molluschi e False Sicurezze

La causa principale di questa ondata di marzo è stata individuata nel consumo di molluschi bivalvi (cozze, vongole e taratufi) contaminati dal virus HAV.

Il falso mito del limone: Molti consumatori ritengono erroneamente che qualche goccia di limone possa “sterilizzare” il frutto di mare crudo. Le autorità sanitarie ribadiscono con forza che il limone non uccide il virus; solo il calore (100°C per almeno 2 minuti) garantisce la sicurezza alimentare.

 

Come si prende (Trasmissione)

Il virus si trasmette per via oro-fecale. In parole semplici, il virus entra nell’organismo attraverso la bocca. Le modalità principali sono:

  • Ingestione di acqua o cibi contaminati: Questo è il veicolo più comune. I colpevoli abituali sono i molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche) che filtrano acqua inquinata da scarichi fognari, ma anche verdure o frutta lavate con acqua non potabile.

  • Contatto diretto: Attraverso le mani sporche dopo aver toccato superfici contaminate o dopo il contatto con una persona infetta (ad esempio durante il cambio di un pannolino o rapporti sessuali).

  • Mancanza di igiene: Non lavarsi le mani dopo aver usato il bagno e prima di toccare il cibo è il rischio maggiore.

2. Quali sono i sintomi

Il periodo di incubazione (il tempo tra il contagio e la comparsa dei sintomi) varia dai 15 ai 50 giorni. Molte persone, specialmente i bambini, possono essere asintomatiche ma comunque contagiose.

I sintomi tipici includono:

  • Ittero: Colorazione giallastra della pelle e della sclera (il bianco degli occhi).

  • Urine scure: Spesso descritte come “color marsala” o “color coca-cola”.

  • Feci chiare: Color argilla o grigiastre.

  • Sintomi simil-influenzali: Febbre, forte stanchezza (astenia), dolori articolari.

  • Disturbi digestivi: Nausea, vomito, perdita di appetito e dolore nella parte alta destra dell’addome (dove si trova il fegato).

Come prevenirla (Regole d’oro)

La prevenzione è l’unica arma davvero efficace, poiché non esiste una terapia antibiotica per i virus (si curano solo i sintomi).

  • Vaccinazione: È il metodo più sicuro. Il vaccino è ben tollerato e offre una protezione a lunghissimo termine. A Napoli, l’ASL lo offre gratuitamente ai contatti stretti dei casi accertati.

  • Cottura dei cibi: Il virus HAV è resistente. Muore solo a 100°C. I frutti di mare devono bollire per almeno 2-5 minuti. Se la cozza si apre ma l’interno resta tiepido, il virus potrebbe essere ancora attivo.

  • Igiene delle mani: Lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi dopo il bagno e prima di cucinare.

  • Attenzione alle superfici: Disinfettare accuratamente le superfici della cucina se si sono maneggiati molluschi o frutti di mare crudi.

  • Acqua sicura: Bere solo acqua potabile e non utilizzare ghiaccio se non si è certi della provenienza dell’acqua.

Nota importante: Se sospetti di essere stato esposto al virus, consulta il medico. Esiste una profilassi post-esposizione (vaccino o immunoglobuline) che, se somministrata entro due settimane dal contatto, può prevenire l’insorgenza della malattia.