Il fenomeno di El Niño si è ripresentato nel Pacifico tropicale raggiungendo un’intensità eccezionale. Gli aggiornamenti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e delle agenzie meteorologiche internazionali delineano le dinamiche in corso e le conseguenze previste a livello globale.
Che cos’è El Niño?
El Niño è la fase calda dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un ciclo climatico naturale che si manifesta nel Pacifico equatoriale.
- Meccanismo di funzionamento: In condizioni normali, i venti alisei soffiano verso ovest, spingendo l’acqua calda verso l’Indonesia e permettendo all’acqua fredda e ricca di nutrienti di risalire lungo le coste del Sud America (upwelling). Durante El Niño, gli alisei si indeboliscono o invertono la loro rotta. L’acqua calda accumulata nell’Oceano Pacifico occidentale fluisce quindi a ritroso verso l’America meridionale, riscaldando la superficie oceanica.
- Interazione con il riscaldamento globale: Sebbene sia un ciclo naturale, le emissioni antropiche e l’accumulo di calore negli oceani forniscono un’energia senza precedenti all’atmosfera, amplificandone la portata degli impatti.
Lo stato di El Niño nel 2026
I rilievi satellitari e le misurazioni sottomarine confermano che l’evento in corso ha un’intensità fuori dalla norma:
| Indicatore | Valore / Condizione Registrata |
| Anomalia termica oceanica | La temperatura superficiale del Pacifico centro-orientale ha superato di oltre +2,6 °C la media trentennale. |
| Previsione di persistenza | Probabilità vicina al 100% di continuità fino ai primi mesi del 2027. |
| Definizione climatologica | Gli scienziati lo classificano nella categoria dei “Super El Niño” o eventi di forza eccezionale. |
Quali sono le conseguenze per il pianeta?
L’alterazione delle correnti d’aria e dell’umidità atmosferica innesca una reazione a catena a livello globale:
- Picchi di temperatura globale:L’immensa quantità di calore rilasciata dall’Oceano Pacifico nell’atmosfera spinge le temperature medie mondiali a livelli record, portando il 2026 a candidarsi tra gli anni più caldi della storia strumentale.
- Siccite ed emergenze alimentari:
- Sud-est asiatico e Australia: Forti riduzioni delle piogge e rischio di gravi siccità, con ripercussioni sulle produzioni agricole di riso e grano.
- Africa meridionale ed orientale: Aumenta il rischio di insicurezza alimentare per decine di milioni di persone a causa di raccolti compromessi e mancanza d’acqua.
- Inondazioni e precipitazioni estreme:
- America del Sud (Perù, Ecuador) e USA meridionali: L’accumulo di umidità lungo le coste americane favorisce piogge torrenziali, straripamenti e frane.
- Inversione nell’attività dei cicloni:
- Pacifico: L’aumento delle temperature superficiali alimenta uragani e tifoni più frequenti e distruttivi.
- Atlantico: Solitamente El Niño genera un maggior “shear” (taglio) del vento nell’Atlantico, riducendo parzialmente il numero di uragani in quella regione.
- Effetti sull’Europa e sull’Italia:In Europa l’impatto di El Niño è indiretto. Le alterazioni della circolazione atmosferica aumentano la probabilità di ondate di calore anomale ed eventi meteorologici estremi alternati a periodi di forte siccità.
Il confronto tra l’evento di El Niño del 2026 e quello storico del 2015-2016 (uno dei più potenti mai misurati, spesso definito “Super El Niño”) evidenzia come le dinamiche dell’oscillazione ENSO si stiano evolvendo all’interno di un sistema climatico globale nettamente più caldo.
Confronto sintetico delle caratteristiche
| Parametro / Indicatore | El Niño 2015–2016 | El Niño 2026 |
| Anomalia max SST (Niño 3.4) | ~ +2,6 °C | Superiore a +2,6 °C |
| Temperatura basale dell’oceano | Elevata, ma con minor calore accumulato in profondità | Significativamente più alta a causa del riscaldamento globale continuo |
| Interazione con altri cicli | Forte sinergia con la fase calda della PDO (Pacific Decadal Oscillation) | Sovrapposizione con anomalie termiche record stabili in quasi tutti gli oceani |
| Impatto sui record globali | Ha stabilito il record come anno più caldo mai registrato (2016) | Si inserisce in un decennio con temperature medie globali già più elevate di base |
Le differenze chiave
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Un oceano di partenza molto più caldo:
Nel 2015-2016, l’anomalia di temperatura era concentrata principalmente nella fascia tropicale del Pacifico equatoriale. Nel 2026, l’evento si sviluppa su un oceano globale che ha già accumulato quantità enormi di calore negli anni precedenti. Di conseguenza, il rilascio di calore nell’atmosfera produce picchi di temperatura globale più elevati rispetto a dieci anni fa.
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Dinamica e struttura del fenomeno:
L’evento del 2015-2016 è stato un classico El Niño del Pacifico Orientale (Ep-Niño), caratterizzato dal massimo riscaldamento concentrato vicino alle coste del Sud America. L’evento del 2026 mostra un’impronta termica più estesa verso il Pacifico Centrale, una configurazione che altera in modo differente la traiettoria delle correnti a getto (jet stream) a scala globale.
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Amplificazione degli eventi estremi:
A parità di intensità dell’anomalia oceanica, l’atmosfera del 2026 trattiene una quantità maggiore di umidità (circa il 7% in più per ogni grado di riscaldamento). Questo rende i fenomeni precipitativi associati ad El Niño (come le piogge torrenziali in Sud America) ed i periodi di siccità (in Australia e Sud-est asiatico) potenzialmente più intensi rispetto al 2015-2016.
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Impatto sugli ecosistemi marini:
Le barriere coralline e le specie marine avevano subito uno sbiancamento di massa senza precedenti nel 2015-2016. Nel 2026, poiché le specie marittime non hanno avuto il tempo sufficiente per riprendersi dalle successive ondate di calore marino, le conseguenze sulla biodiversità e sulla pesca lungo le coste del Pacifico sono proporzionalmente più severe.




