Attualità

27 Gennaio: Oltre il Ricordo, il Dovere della Testimonianza

Il 27 gennaio non è una data come le altre. È un monito che attraversa il tempo, una sosta necessaria nel flusso frenetico della nostra attualità. In questo 2026, a ottantuno anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria assume un significato ancora più profondo: non è solo l’omaggio alle vittime della Shoah, ma una bussola etica per navigare le complessità del presente.

La scelta della data non è casuale. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “Fronte ucraino” aprirono i cancelli di Auschwitz, svelando al mondo l’orrore razionalizzato e industriale dello sterminio nazista. Da allora, quella data è diventata il simbolo della fine di un incubo e l’inizio di una responsabilità collettiva.

1. Il Passaggio del Testimone

Siamo in un’epoca di transizione delicata. I testimoni diretti, coloro che hanno vissuto l’inferno dei lager e hanno avuto la forza di raccontarlo, sono sempre meno.

  • Dalla Memoria Viva alla Memoria Storica: Il compito di tramandare l’orrore passa ora alle nuove generazioni. Non basta più “ascoltare”, è necessario “farsi testimoni”, studiare i meccanismi che hanno portato all’indifferenza e alla deumanizzazione.

  • L’uso delle tecnologie: Nel 2026, archivi digitali, realtà aumentata e intelligenza artificiale aiutano a preservare le voci di chi non c’è più, rendendo la storia accessibile e tangibile per i nativi digitali.

2. L’Abisso dell’Indifferenza

Come ricordava spesso Liliana Segre, il male non è fatto solo dai carnefici, ma anche da chi guarda e si volta dall’altra parte.

  • La “Zona Grigia”: Il Giorno della Memoria ci interroga sulla nostra capacità di reagire davanti alle ingiustizie odierne.

  • Parole come pietre: Il processo che portò alla Shoah non iniziò con i treni, ma con le parole, con l’esclusione sociale e con la normalizzazione del pregiudizio. Riflettere oggi significa vigilare sul linguaggio e sull’odio che corre sui social media.

 

Pilastri della Memoria

Obiettivo Azione Concreta
Educare Nelle scuole, non solo come lezione di storia, ma come educazione civica.
Ricordare La “Pietre d’Inciampo” davanti alle case dei deportati rendono la memoria quotidiana.
Prevenire Riconoscere i segnali di intolleranza e razzismo prima che diventino sistema.
Onorare Ricordare i “Giusti tra le Nazioni” che rischiarono la vita per salvare gli altri.

3. Perché ricordare ancora?

Qualcuno potrebbe chiedersi se abbia senso, dopo tanti anni, dedicare ancora una giornata a questi eventi. La risposta risiede nella fragilità della democrazia. La memoria non è un esercizio di retorica, ma un anticorpo. Ricordare il punto più basso toccato dall’umanità serve a ricordarci quanto sia preziosa, e allo stesso tempo vulnerabile, la nostra dignità di esseri umani.

Conclusione

Il 27 gennaio non deve essere una parentesi di ventiquattr’ore per poi tornare all’oblio. Deve essere il punto di partenza per un impegno quotidiano. Come scritto all’ingresso di molti memoriali: “Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo”. Coltivare la memoria significa, in ultima analisi, scegliere ogni giorno da che parte stare: quella della consapevolezza, dell’empatia e della giustizia.