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Referendum Giustizia 2026: l’Italia boccia la riforma. Vince il “No” con il 54%

Le urne si sono chiuse alle ore 15:00 di oggi e il verdetto dei cittadini italiani appare ormai tracciato: la riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale, nota come “Riforma Nordio”, è stata respinta. Secondo le proiezioni più recenti, il No si attesta intorno al 54%, superando il che si ferma al 46%.

Una partecipazione oltre le aspettative

Il dato che più colpisce di questa tornata elettorale è l’affluenza. Nonostante per i referendum costituzionali non sia previsto il quorum, gli italiani si sono recati in massa ai seggi. L’affluenza definitiva stimata sfiora il 59%, un risultato che segna la seconda partecipazione più alta nella storia dei referendum costituzionali repubblicani.

  • Regione con maggiore affluenza: Emilia-Romagna (67%).

  • Regione con minore affluenza: Sicilia (46%).

I punti chiave della riforma respinta

Con la vittoria del No, restano invariati gli articoli della Costituzione che regolano il potere giudiziario. La proposta del Governo Meloni mirava a trasformare profondamente il sistema attraverso tre pilastri fondamentali che ora decadono:

  1. Separazione delle carriere: Il divieto assoluto per i magistrati di passare dal ruolo di pubblico ministero (accusa) a quello di giudice, e viceversa.

  2. Sdoppiamento del CSM: La creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti.

  3. L’Alta Corte Disciplinare: L’istituzione di un nuovo organo esterno per giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo tale competenza al CSM.

Le reazioni politiche

Il clima politico è rovente. Mentre i comitati per il Sì hanno ammesso la sconfitta nel primo pomeriggio, le opposizioni celebrano il risultato come un segnale di sfiducia verso l’esecutivo.

“Il Paese ha scelto di difendere l’unità della magistratura e l’equilibrio dei poteri previsto dai padri costituenti,” commentano i leader dello schieramento del No.

Dall’altra parte, esponenti della maggioranza sottolineano come il risultato vada accettato in quanto espressione della sovranità popolare, pur ribadendo la necessità — a loro avviso ancora attuale — di una riforma del sistema giudiziario.

 

Cosa accade ora?

Con la vittoria del No, la legge costituzionale approvata dal Parlamento a ottobre 2025 non verrà promulgata e la Costituzione resterà intatta nei suoi articoli attuali riguardanti la magistratura.