Dopo anni di successi record e incassi stratosferici, Checco Zalone torna sul grande schermo con “Buen Camino”, una pellicola che nel 2026 si candida a essere non solo un successo commerciale, ma anche uno specchio delle nevrosi e delle contraddizioni della società italiana contemporanea. Con la sua solita ironia pungente, Zalone affronta temi complessi con una leggerezza apparente che costringe lo spettatore a riflettere.
La Trama (Senza Spoiler Pesanti)
Il film vede Checco nei panni di un quarantenne pugliese, proprietario di un piccolo chiosco di “panzerotti gourmet” sulla provinciale, la cui esistenza viene sconvolta dalla scoperta di un segreto familiare che lo spinge a intraprendere un viaggio improbabile: percorrere il Cammino di Santiago de Compostela. Non per fede, ma per una serie di esilaranti equivoci e calcoli maldestri che, come sempre, lo rendono irresistibilmente umano. Lungo il percorso, incontra una galleria di personaggi che rappresentano le diverse anime dell’Italia e dell’Europa.
L’Italia del 2026 Vista da Zalone
“Buen Camino” è una fotografia acuta dell’Italia post-pandemica e iper-connessa. Zalone tocca temi come:
- La dipendenza dai social: Il suo personaggio documenta ogni tappa del Cammino con dirette e selfie esasperati, cercando l’approvazione virtuale anziché quella interiore.
- La crisi economica: I suoi dialoghi con altri pellegrini rivelano le difficoltà di una generazione schiacciata tra precariato e sogni irrealizzati.
- La ricerca di un senso: Sotto la patina comica, emerge una profonda disillusione e la necessità di riscoprire valori autentici, persi nella frenesia moderna.
La Commedia che Si Fa Dramma
Il genio di Zalone sta nel suo essere un “clown triste”. Le risate sono garantite, ma non mancano momenti di silenzio e di autentica commozione. La regia, pur mantenendo il ritmo serrato della commedia, concede spazio a paesaggi suggestivi e a inquadrature che amplificano il senso di solitudine e di ricerca interiore. La colonna sonora, come sempre curatissima, alterna brani irresistibilmente orecchiabili a canzoni malinconiche che sottolineano il sottotesto del film.
Il Confronto con i Precedenti
Rispetto a “Tolo Tolo” o “Quo Vado?”, “Buen Camino” sembra trovare un equilibrio ancora più maturo tra la comicità e la critica sociale. Il personaggio di Checco è meno macchiettistico e più sfaccettato, portando in scena una vulnerabilità che lo rende ancora più vicino al pubblico. È un film che, pur divertendo, lascia un retrogusto amaro e domande irrisolte.
Perché Vederlo
“Buen Camino” non è solo un film per i fan di Checco Zalone, ma per chiunque voglia ridere e, allo stesso tempo, riflettere sulla complessità dell’essere italiani e, più in generale, esseri umani nel 2026. È un’ode all’imperfezione e alla ricerca di un percorso, anche quando non si sa bene dove si sta andando.
Curiosità sul budget: Gran parte degli incassi è stata reinvestita in una produzione di alto livello, con riprese spettacolari tra i Pirenei e la Galizia, elevando la qualità visiva rispetto alle prime commedie più “semplici” dell’attore pugliese.




