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Level-5 sta lavorando duramente su Ni No Kuni II: Il Destino di un Regno, pronto per il rilascio, specialmente con la recente posticipazione. La Bandai Namco ha quindi pubblicato un nuovo trailer in cui gli sviluppatori svelano in dietro le quinte del titolo, delle animazioni, dell’arte e del gameplay tramite la narrazione di Akihiro Hino (CEO di Level-5).

Ni No Kuni II

Ni No Kuni II si svolge diversi secoli dopo il primo capitolo e vede coinvolte due fazioni, le tribù del gatto e del topo, in guerra. La tribù del topo inscena un colpo di stato e tocca ad Evan Pettiwhisker Tildrum, re della tribù felina, combattere per riavere il suo regno. Per riuscire a completare il suo scopo, avrà bisogno di diversi compagni, alcuni dei quali vengono mostrati nel trailer.

L’uscita di questo titolo era originariamente prevista per quest’anno per PlayStation 4 e PC, ma è stato successivamente posticipato a Gennaio 2018 e poi al 23 Marzo 2018 in modo da poter perfezionare le modalità Regno e Schermaglia.
Indipendentemente da ciò che ci si può aspettare, il sequel sarà migliore rispetto al suo predecessore in termine di qualità del gameplay e fedeltà grafica.

Una motosega, arti mozzati, la parola “evil” nel titolo: l’ultimo, terrificante, capitolo di Resident Evil (il settimo della serie) ha tantissimo in comune con il cult “Evil Dead” di Sam Raimi. Non è nemmeno una casualità che in terra nostrana il film sia stato localizzato come “La Casa”: quella dell’ultimo Resident Evil è decisamente più vasta e lussuosa rispetto al cottage nel bosco in cui l’Ash Williams di Bruce Campbell faceva a pezzi i propri cari a mano a mano che venivano posseduti dal male, ma siamo pronti a scommettere che ogni fan dell’horror vecchio stile ha pianto lacrime di gioia assistendo a come il reboot di Resident Evil abbia cancellato i passi falsi degli ultimi anni riportando il brand sulla strada dell’orrore vero.

È quindi un vero piacere ritornare a girovagare nelle paludi attorno alla casa dei Baker e reimmergersi – con o senza Playstation VR – nel terrificante universo di RE con il DLC Resident Evil 7: La Fine di Zoe.

Resident Evil 7: La Fine di Zoe

La narrazione di questo contenuto aggiuntivo – scaricabile al prezzo di 15 € o contenuto gratuitamente nelle versioni Deluxe e Gold di Resident Evil 7: Biohazard – inizia nell’esatto momento in cui Ethan e Mia abbandonano Zoe al molo, per addentrarsi con il gommone nelle paludi circostanti la casa. Iniziamo quindi con il consigliarvi vivamente di giocare a questo contenuto soltanto dopo aver concluso l’avventura principale: soltanto così potrete evitare fastidiosi spoiler e apprezzare appieno la caratterizzazione della sfortunata Zoe, unico componente mentalmente sano (perlomeno, rispetto agli altri) della squilibrata famiglia Baker.

Zoe – non aggiungiamo troppi dettagli per chi eventualmente non avesse ancora giocato a RE 7 – dopo aver aiutato Mia si ritrova malata e impossibilitata a muoversi. Il giocatore veste i panni di Joe Baker, fratello del temibile Jack e, nelle due ore abbondanti necessarie a terminare il DLC, è chiamato ad aggirarsi nell’area attorno alla casa principale per sconfiggere i nemici e trovare gli ingredienti necessari a sintetizzare una medicina che riporti Zoe in salute. Non è una trama memorabile ma, dato il gameplay di cui parleremo tra poco, sicuramente il focus di questa espansione non è il voler raccontare una storia importante, quanto piuttosto semplicemente colmare un piccolo buco lasciato nella trama e regalare ai giocatori un po’ di potere per vendicarsi dei mostri che tanto li hanno fatti penare nei panni di Ethan.

Resident Evil 7: La Fine di Zoe

Non troviamo un modo migliore per dirlo: Joe, tanto nei modi quanto nell’aspetto, è una sorta di Wolverine. Combatte contro i nemici a suon di pugni in faccia e, credeteci, i suoi ganci sono efficaci tanto quanto un colpo di fucile alla testa. Aggiungete che è addirittura possibile potenziare la forza dirompente di Joe con degli oggetti raccolti durante la breve avventura e capirete la nostra difficoltà nel giudicare quella che è la caratteristica più innovativa e snaturante di Resident Evil 7: La Fine di Zoe. Se da una parte il DLC riesce perfettamente nell’intendo di rinfrescare il gameplay offrendo un approccio totalmente differente rispetto a quanto visto nei panni degli altri personaggi dell’avventura principale, ritrovarsi con la forza fisica del miglior Bud Spencer allontana quella sensazione di terrore e impotenza che nei panni di Ethan faceva trasalire il giocatore al minimo rumore, soprattutto quanto i proiettili e le erbe mediche scarseggiavano.

Un minimo di componente survival comunque è ancora presente, per l’occasione riveduta e corretta per adattarsi ai rudi espedienti di sopravvivenza di un uomo simil-Logan come Joe: se ferito (con i mostri più forti succede anche a lui) quest’ultimo potrà recuperare le forze mangiando piccoli animali e disgustosi vermi di palude invece che le classiche erbe mediche. Aggiungiamo un lieve accenno di crafting, necessario a fabbricare delle lance per sconfiggere gli alligatori (tra i pochissimi nemici non riciclati dal gioco principale) e avrete il quadro completo di quanto offre questo contenuto.

Resident Evil 7: La Fine di Zoe

Il comparto tecnico è il medesimo – e ottimo – già visto in Resident Evil 7: Biohazard. Scendendo a leggeri compromessi per permettere la fruibilità del gioco sia in VR che in modalità “classica”, il RE Engine offre una buona fluidità e un’ottima gestione delle luci, che negli ambienti umidi della palude ricordano a tratti lo stile grafico della Rapture di Bioshock, cosa che sicuramente aiuta a riportare in auge un po’ del mistero e della paura che la forza spropositata di Joe non trasmette al giocatore.

Anche il comparto audio è curato come nel resto dell’avventura, con una colonna sonora minimale ma intensa al punto giusto, e un doppiaggio tutto sommato ben fatto, anche se non particolarmente memorabile.

Resident Evil 7: La Fine di Zoe


Resident Evil 7: La Fine di Zoe è un contenuto aggiuntivo per tutti quelli che hanno amato Resident Evil 7 e che vogliono tornare nella casa dei Baker, stavolta a far danni: dimenticatevi l’orrore e l’impotenza di Ethan, perchè nei panni di Joe potrete finalmente vendicarvi dei mostri del gioco prendendoli letteralmente a schiaffoni. La nuova prospettiva offre certamente un diverso approccio e rinfresca in parte il gameplay, anche se così facendo viene a mancare la componente di terrore che questo Resident Evil aveva faticosamente riportato in auge. A voi valutare l’acquisto in base a quanto qui scritto, fermo restando che se siete acquirenti della Gold Edition non avete scuse per farvi scappare queste due ore in compagnia di Joe Baker.

Stando ad un messaggio promozionale rilasciato di recente dal Twitter ufficiale di Falcom, la compagnia sarebbe alla ricerca di nuovo personale da integrare nel suo staff. Sembra che la loro ricerca, indirizzata sempre nel lato dei Jrpg, sia piuttosto generale, in quanto sono alla ricerca di gente per coprire tanti e diversi ruoli, come game designer, programmatore, compositore, designers per progetti in generale, graphic designer e persino addetti che svolgano mansioni al di fuori di ciò che concerne lo sviluppo dei giochi di per se.

Falcom nuovi titoli

Falcom ha precisato che tale manovra è attuata allo scopo di migliorare la produzione di nuovi titoli e sequel per alcune delle loro serie più in voga, come Ys – il cui ottavo capitolo sembra essere andato molto bene, sebbene qualche difficoltà nella localizzazione – e Trails Of, che vedrà l’arrivo del terzo titolo di Cold Steel in Occidente durante il prossimo anno, mentre il quarto – che concluderà la serie – arriverà in Giappone nello stesso periodo. Inoltre, sono stati annunciati dei porting della serie su Playstation 4. Nonostante ciò, Falcom è imperterrita nel voler creare anche nuovi titoli, discostati dalle suddette serie.

Aldilà dei numerosi progetti già in corso, qualcosa di nuovo potrebbe annunciato in un futuro non lontano. Il suo ultimo titolo uscito quest’anno in Europa, Ys VIII: Lacrimosa of Dana, è disponibile su Playstation 4, Playstation Vita e arriverà in futuro su Steam, non appena saranno conclusi gli ultimi lavori di localizzazione. Se lo possedete già, potrebbero tornarvi utili alcune nostre guide in merito ai naufraghi e al true ending.

Al Jump Festa 2018 si è svolto un torneo ufficiale di Dragon Ball FighterZ, indetto da Dragon Ball FighterZ Jump Festa gameplay. Durante l’evento principale è stato anche mostrato del gameplay, il cui scopo è mostrare i tre nuovi personaggi presentati recentemente, Hit, Beerus e Black Goku, in azione. Nello scontro assisteremo a due team affrontarsi, uno composto da Hit, Frieza e Black Goku contro Goku Sayan, Beerus e Gotenks al terzo stadio. Trovate il video al minuto 56:48.

Vi ricordiamo, infine, che troverete una sfilza di notizie, trailer e altro ancora su Dragon Ball FighterZ visitando l’apposita sezione.

Dragon Ball FighterZ è sviluppato da Arc System Works, uscirà il 25 Gennaio per Playstation 4 e Xbox one, mentre il 26 Gennaio arriverà anche su PC.

Bandai Namco ha rilasciato il trailer di debutto per Black Cover: Quartet Knights, rivelandone uno shooting game adrenalinico. Il video è stato mostrato durante il Jump Festa 2018, lo trovate al minuto 38:02.

Bandai Namco ha informato inoltre che il titolo possederà delle modalità Co-op e che sebbene si tratti di un gioco d’azione, la strategia sarà spesso vitale. Black Cover: Quartet Knights uscirà su PC e Playstation 4.

Si è oggi concluso il Dead or Alive 5 Battle Royal 2017 in America. Alla fine delle celebrazioni Team Ninja, che segue il titolo e lo supporta da ormai più di 5 anni, ossia quando è stato lanciato sul mercato, ha rilasciato un video di circa 4 minuti. In questo video vengono rilasciati dei messaggi dal Game Director Yohei Shimbori, dal capo della direzione artistica Yutaka Saito e infine dal manager di Team Ninja, Yosuke Hayashi. I tre pezzi grossi dello staff “salutano” Dead or Alive 5, ringraziando tutti i fan per il supporto mostrato in questi lunghi anni. Lo scopo è semplicemente quello di cominciare a dedicarsi sui progetti futuri, quanto a qualche nuovo titolo relativo alla celebre famosa serie di picchiaduro con il giusto fanservice. Ecco il video rilasciato da Team Ninja:

Non rimane che augurarsi l’annuncio di un nuovo titolo della serie Dead or Alive. Vi ricordiamo che il suo quinto capitolo è disponibile su Playstation 3, Playstation Vita, Xbox 360 e PC.

Il Jump Festa 2018 è ormai sulla sua conclusione, ma Bandai Namco ha ancora qualcosa da mostrare, come il nuovo trailer di debutto per One Piece: World Seeker. Bandai ha ammesso che questo titolo si tratta di uno dei più ambiziosi in merito al famoso manga di Eichiro Oda, in quanto si tratterà di un’esperienza diversa dal solito mentre si vestono i panni di Rufy in un open world pieno di locations diverse. Vi lasciamo al trailer di debutto:

One Piece: World Seeker uscirà su Playstation 4, Xbox One e PC. Il titolo uscirà durante un generico 2018.

Atlus potrebbe essere al lavoro su un seguito o un remaster di un suo titolo uscito precedentemente su Playstation 3. Un paio di mesi fa vi abbiamo informato della vaga possibilità di un Catherine 2 in arrivo, per via di vari indizi sparsi qua e la durante uno streaming indetto da Atlus per celebrare la nascita del suo Studio Zero a Settembre.

Atlus al lavoro di una remaster

In questi giorni, varie voci sparse da chi solito fornisce le prime informazioni da Famitsu e Dengeki trattano la possibilità di un’imminente annuncio da parte di Atlus entro la fine del 2017. Infine, sempre le stesse fonti rivelerebbero che – qualora la notizia sia vera – l’annuncio potrebbe trattarsi di una remaster con eventuali DLC inclusi, o più ipoteticamente un seguito. Atlus ha inoltre confermato in precedenza che è attualmente in lavoro con Studio Zero su un titolo non inerente a Project Re Fantasy, il che potrebbe rafforzare la suddetta teoria. Uno streaming da parte di Atlus, relativo tuttavia a Persona 5 The Animation, si terrà il 24 Dicembre. Che sia l’occasione giusta, e che si tratti di una remaster di Catherine? Non rimane che attendere fiduciosi, in quanto fino ad ora si trattano solo di rumor e la compagnia non ha ancora lasciato trapelare nulla in merito.

Quando, tempo fa, venne presentato Hello Neighbor, attirò prepotentemente la nostra attenzione. L’idea di un gioco in cui lo scopo è infiltrarsi in casa di uno sconosciuto (che ha palesemente fatto qualcosa che non va) e investigare con la sempre presente possibilità di essere scoperti era in qualche modo elettrizzante. La curiosità è aumentata man mano, ma ci siamo sempre rifiutati di guardare video su Youtube al riguardo o di leggere troppe informazioni. Volevamo un’esperienza genuina, una di quelle di quei tempi in cui non esisteva internet e dovevi scoprire da solo tutto ciò che riguardava il gioco. Ciò che ci siamo ritrovati di fronte, però, non era certo ciò che ci aspettavamo.

Hello Neighbor

Qui c’è qualquadra che non cosa

La nostra famiglia si trasferisce. La vecchia casa è ormai vuota, con scatoloni da portare via, e un ultimo saluto è d’uopo. Dopo essere arrivati nella nuova casa, però, noteremo subito qualcosa di strano e bizzarro dal nostro vicino: la casa di fronte è cupa, si sentono rumori non esattamente rassicuranti, e la finestra è proprio lì, in bella vista, che ci chiede di dare un’occhiata. Il vicino ha legato qualcuno e lo ha relegato all’interno di una stanza, rendendo fin troppo chiaro il concetto che la situazione non è delle più legali. La scelta migliore sarebbe chiamare la polizia. Ma noi propenderemo per la scelta migliore? Certo che no! Molto meglio entrare direttamente di soppiatto nella casa del misfatto e investigare con il rischio di essere beccati con le mani nel sacco.

Hello Neighbor

Enigmi a casaccio

La visuale di Hello Neighbor è in prima persona, e le azioni che è possibile svolgere sono piuttosto limitate: un tasto è adibito al salto, uno all’accovacciamento, mentre un terzo serve a interagire con gli oggetti di fronte a noi, che siano porte da aprire, armadi in cui nascondersi, ostacoli da lanciare per terra o altro. Come detto poco più su, il nostro scopo è quello di penetrare all’interno della casa del nostro vicino e investigare sulla sua colpevolezza senza farci scoprire. Questo significa non fare rumore, nascondersi quando necessario, e studiare le abitudini del furfante. La cosa molto interessante e a cui bisogna dare credito è il punto di forza di Hello Neighbor: il nostro vicino difatti è in grado di notare i cambiamenti nella sua casa. Se un oggetto è stato spostato il vicino capirà che è successo qualcosa e inizierà a cercarci come un forsennato. Sarà in grado di imparare i nostri nascondigli preferiti, o di intuire le nostre strade di movimento privilegiate per piazzare lì trappole o telecamere. Questo punto di forza diventa però un punto debole nel momento in cui ci rendiamo conto che la difficoltà del titolo, piuttosto che aumentare con l’avanzare del gioco, non fa che diminuire: ogni capitolo presenta una casa più grande, più dettagliata e con più piani da esplorare. Questo significa che all’inizio del gioco, con una casa piccolina, è molto più facile e frequente per noi essere scoperti, e questo non porta solo a un equilibrio errato della difficoltà ma anche ad un’inevitabile sparizione di quell’ansia da gioco horror nel venire scoperti.

Se questo fosse l’unico punto debole della produzione sarebbe comunque perdonabile, il problema è che la struttura stessa del titolo è mal calibrata. Se la questione “nascondino” è infatti molto interessante e originale, non si può dire lo stesso per la risoluzione degli enigmi che sono a dir poco assurdi e privi di logica. Per la quasi totalità di Hello Neighbor ci ritroveremo a dover interagire con oggetti i quali poi dovranno essere utilizzati in certi posti o con altri oggetti a loro volta, ma con risoluzioni decisamente casuali. Non c’è una vera e propria logica per la quale un enigma possa essere risolto a mente o con un colpo di genio, ma il tutto sarà affidato a un trial and error fastidioso, frustrante, e che porta via un sacco di tempo, un pò come se il gioco fosse stato creato per essere risolto da una community unita piuttosto che da un singolo giocatore che sarà costretto a perdere giorni o anche settimane dietro un singolo tentativo di utilizzare ogni oggetto con ogni altro oggetto o luogo del gioco.

Da disancorare poi anche lo stile grafico del titolo: divertente e simpatico da vedere, ha il contro di minimizzare quella componente horror che sarebbe stata molto più marcata nel caso in cui fosse stato adottato uno stile più realistico. Da aggiungere che il comparto audio è quasi inesistente, mentre i modelli poligonali sono abbastanza semplici e poco dettagliati.

Hello Neighbor

Hello Neighbor presenta uno spunto molto interessante ma gestito malissimo. Il titolo è una matassa di enigmi frustranti e privi di ogni logica, che costringono il giocatore a essere perseverante nell’usare ogni oggetto in qualunque modo possibile piuttosto che spronarlo a usare la testa. La componente da nascondino è troppo punitiva all’inizio dell’esperienza, risultando in una difficoltà mal calibrata, e la sensazione generale è quella di avere di fronte un gioco raffazzonato e con evidenti problemi in ogni suo aspetto.

Se siamo qui a scrivere di videogiochi oggi, lo dobbiamo in grande parte a un parallelepipedo grigio che il 29 settembre 1995, ormai più di 22 anni fa (!) raggiunse i negozi della nostra penisola, destinato a spazzare via abitudini e concezioni vecchie di decenni. Si diceva che nessuno avrebbe mai potuto scalfire il dualismo tra i colossi SEGA e Nintendo degli anni ’80, ma c’era un uomo, dipendente di una famosa azienda tecnologica che era convinto di potercela fare, chiuso nel suo ufficio.

Quell’uomo era Ken Kutaragi, l’azienda era Sony e quel parallelepipedo grigio era ovviamente PlayStation. E oggi celebriamo quella console, grazie a PlayStation Anthology.

PlayStation Anthology

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102 milioni di console vendute dopo, PlayStation nel 2006 ha appeso il joypad al chiodo ed è passata ai posteri. Ma nessuno ha dimenticato. Nessuno ha dimenticato Final Fantasy VII; nessuno ha dimenticato Crash (lo dimostrano i numeri del remake di quest’anno e l’isteria collettiva alla sola menzione dell’incombente ritorno di un gioco comunque solo discreto come MediEvil); nessuno ha dimenticato quella schermata d’avvio, che per moltissimi di noi (incluso chi vi scrive. Ndr) fu il primo contatto con una console casalinga nella propria vita.

Tuttavia, il lancio di PlayStation è comunque avvolto nel mistero o quantomeno nel mito. Provate a chiedere a un vostro amico appassionato di videogiochi quando uscì PlayStation esattamente. Molto probabilmente al di là di un generico “negli anni ‘90”, non saprà rispondere perché la situazione vent’anni fa era parecchio diversa, le informazioni non viaggiavano veloce quanto oggi e questa industria era ancora rinchiusa saldamente nella sua nicchia, nicchia che proprio Sony riuscì a superare.

PlayStation Anthology

E per questo esiste Playstation Anthology. PlayStation Anthology è un bellissimo libro, un viaggio nei ricordi lanciato da una campagna Kickstarter e finalmente uscito anche sul nostro Amazon. Disponibile in due versioni – Classic da 386 pagine e Collector’s da 458 – a partire da 39.90€, questo imponente tomo (per ora solo in lingua inglese) è un perfetto regalo di Natale per amici e familiari appassionati di PlayStation, per scoprire non solo la storia della console, i suoi protagonisti e i suoi giochi, ma anche per comprendere la filosofia della compagnia che ha reso tutto questo possibile e i suoi albori.

PlayStation Anthology

400 pagine di storia videoludica

Il libro è diviso in tre macro-sezioni (in verità 4 per la Collector’s): la prima è dedicata alla Storia di Sony e PlayStation, la seconda a una lunga serie di interviste con esponenti del mondo dei videogames e protagonisti del boom di PS1, infine una terza con approfondimenti su hardware, accessori, ed edizioni più o meno conosciute da collezionisti dei vari titoli disponibili per la console.

Dobbiamo dire che la qualità dei materiali ci ha davvero stupito, anche per un libro di queste dimensioni: l’impressione è di vera resistenza e i colori risultano sfavillanti sulle pagine lucide dell’opera. PlayStation Anthology farà bella figura in qualsiasi libreria.

PlayStation Anthology

Passando all’analisi dei contenuti, abbiamo DIVORATO la prima sezione, quella dedicata alla storia. È qui che il libro mostra tutti i suoi muscoli, donandoci una visione unica e mai letta prima di quelli che non solo furono gli anni ruggenti del lancio e della vita di PS1, ma anche delle origini, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, dell’azienda Sony stessa e della sua filosofia: quella dell’innovazione senza compromessi, la quale fu poi alla base della rivoluzione di PlayStation.

 

Quei party dell’E3 con Spielberg e Micheal Jackson che giocano a Tekken…

Oltre a un ovvio racconto di prototipi, giochi e conferenze stampa, PlayStation Anthology racconta una miriade di fantastici retroscena legati non solo a Sony, ma all’industria videoludica degli anni ’90 in generale. Per esempio, sono splendidi i passaggi dedicati al primo E3, tenutosi nel 1995 e di un leggendario party pieno di star hollywoodiane organizzato dalla stessa Sony per l’occasione.

Altrettanto interesse suscita la sezione dedicata ai rapporti con Nintendo e al progetto Nintendo Play Station, del quale recentemente è apparso pure un prototipo funzionante. Sapevate infatti che la PlayStation è nata come un progetto di Nintendo per costruire un lettore CD per il Super Nintendo? E che galeotta fu Philips, la quale convinse la grande N a seguirla e “abbandonare” Sony, la quale a quel punto decise di proseguire con il progetto da sola e “farla pagare” alla compagnia che fu di Hiroshi Yamauchi.

PlayStation Anthology

Ma non solo queste: le vicende della vita di PS1 sono raccontate in maniera magistrale, fino ai primi vagiti di PlayStation 2 e l’arrivo sul mercato di Microsoft, senza dimenticare una visione d’insieme sui titoli più importanti della storia del marchio.

Le interviste degli uomini straordinari

Oltre alla storia, sono alquanto piacevoli da leggere anche le interviste, le quali includono personaggi davvero illustri come Jason Rubin (creatore di Crash Bandicoot), Yoshinori Kitase (Final Fantasy VII) e Katsuhiro Harada (Tekken) e anche meno illustri, come fonici e sviluppatori indipendenti. Tutti però con almeno un intrigante aneddoto da raccontare su PlayStation. Certamente, avrebbe fatto piacere vedere nomi come quelli del deus ex machina del progetto Kutaragi o di altri big del settore, ma tant’è.

PlayStation Anthology

Non vi annoierete nemmeno nella sezione – certamente più fotografica – dedicata a hardware, accessori e edizioni da collezione. Lo sapevate che PlayStation aveva un suo mouse ufficiale? E che in Giappone uscì anche una sorta di mini PlayStation portatile stile VMU di Dreamcast? Sono queste le curiosità che potreste trovare in PlayStation Anthology e che lo rendono imperdibile per chi sia cresciuto con l’ammiraglia di casa Sony.

Dove sono i giochi?

Citati qui e là, mostrati con screenshot nella storia di PlayStation, pensiamo però che i giochi avrebbero dovuto essere un elemento più centrale di quest’opera. Se acquisterete infatti la versione classica di Anthology, non esiste un elenco o una sezione dedicata direttamente a quelli che verosimilmente sono i veri protagonisti della vita di una console: i videogames che ne componevano la line-up. E anche nella Collector’s stessa, è presente solamente un – certamente preciso e completo – elenco delle migliaia di titoli usciti in questi fantastici 9 anni, da Ridge Racer fino a FIFA 2005, l’ultimo titolo mai rilasciato per la console.

PlayStation Anthology

Se infatti dobbiamo trovare un difetto a PlayStation Anthology, è che avremmo davvero amato qualche focus su quei giochi che hanno fatto le fortune di PS, con approfondimenti, curiosità e tante belle immagini.

Questo però non inficia assolutamente sul nostro giudizio più che positivo – chiaramente dovete sapere l’inglese! – sul lavoro del team francese di autori e dell’editore Geeks Line. PlayStation Anthology è un fantastico omaggio alle origini di un brand che ha sconquassato il mondo dell’intrattenimento e regalato milioni di ore di divertimento a tutti noi. Se state cercando un regalo da mettere sotto l’albero, non guardate più in là di questo fantastico libro.

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