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Nel 2016 nel mondo un bambino su 10 (12,9 milioni in totale) non ha ricevuto alcun vaccino. A livello globale sono circa 6,6 milioni i bambini che hanno ricevuto la prima dose farmaco anti DTP (difterite-tetano e pertosse) e che non hanno completato il ciclo di tre dosi nel 2016. Dal 2010 la percentuale di bambini che hanno ricevuto il ciclo completo di vaccini è rimasta all'86% (116,5 milioni di bambini), con cambiamenti non significativi nell'arco dell'ultimo anno. Questo è lontano dal target di copertura vaccinale globale fissato al 90%.

Sono le stime del rapporto annuale di monitoraggio sui programmi globali di immunizzazione diffuso dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e da Unicef, in base al quale tra i 194 Stati membri dell'Oms 130 hanno realizzato uno degli obiettivi fissati dal Global Vaccine Action Plan (Gvap), e cioè il raggiungimento e mantenimento del 90% di copertura per il vaccino DTP3. Tuttavia, si stima che se si vuole che tutti i paesi raggiungano almeno il 90% di copertura vaccinale, sarà necessario vaccinare circa 10 milioni di bambini in più, in un totale di 64 paesi. Di questi, 7,3 milioni vivono in contesti fragili o di crisi umanitarie, inclusi paesi in conflitto. Circa 4 milioni di loro vivono in 3 paesi – Afghanistan, Nigeria e Pakistan dove ad esempio l'accesso ai servizi di vaccinazione è fattore critico per il raggiungimento di una radicazione della polio che sia poi sostenibile nel tempo.

Tre bimbi non vaccinati su 4 vivono in Paesi politicamente instabili

"Le popolazioni vulnerabili esistono in tutte le nazioni – ha dichiarato Flavia Bustreo, vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità e vicepresidente di Gavi, l'Alleanza Globale per i Vaccini – in Europa circa 650mila bambini che nascono ogni anno non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno. Dobbiamo tenere conto che 3 bambini su 4, di questi quasi 10 milioni di bambini che non hanno avuto accesso ai vaccini, vive in paesi politicamente instabili, molti dei quali colpiti da conflitti civili. I bambini che si trovano in uno stato di emergenza umanitaria sono molto più esposti al rischio di perdere la possibilità di essere vaccinati rispetto a quelli che vivono in condizioni normali. La mancanza di queste vaccinazioni aumenta la probabilità che questi bambini possano contrarre una malattia infettiva, il che equivale ad aumentare un rischio per loro e per la comunità intera".

Nel 2016 otto Paesi hanno avuto una copertura del DTP3 inferiore al 50%:

  1. Repubblica Centroafricana
  2. Ciad
  3. Guinea Equatoriale
  4. Nigeria
  5. Somalia
  6. Sud Sudan
  7. Siria
  8. Ucraina

A livello globale l'85% dei bambini riceve la prima dose di vaccino contro il morbillo entro il primo anno di vita, e il 64% la seconda dose. Ad ogni modo, i livelli di copertura rimangono al di sotto della soglia necessaria per prevenire la diffusione di epidemie, morti e raggiungere gli obiettivi di eliminazione del morbillo a livello regionale.

Europa sotto monitoraggio: preoccupano teorie anti-vaccino

Anche la situazione europea è sotto stretto monitoraggio, soprattutto in relazione alla diffusione di teorie anti-vaccino. "Quella che noi definiamo 'vaccine hesitancy' sta destando sempre più preoccupazione – afferma Bustreo – In Europa abbiamo visto il riemergere di malattie da tempo sotto controllo attraverso l'uso dei vaccini, come ad esempio il morbillo". In Europa l'anno scorso si sono verificati 35 casi di morte a causa del vaccino. La maggior parte di queste morti sono avvenute in Romania, e recentemente si sono registrati un paio di casi anche in Italia – come il caso di una bambina di 16 mesi proprio la settimana scorsa – ed in Germania e Portogallo.

"Si tratta di tragedie inaccettabili – rileva Bustreo – perchè potrebbero essere assolutamente prevenute". Sono 152 paesi che somministrano i vaccini contro la rosolia e la copertura globale è aumentata dal 35 al 47% dal 2010. Si tratta di importanti passi in avanti nella riduzione dell'incidenza di malattie come ad esempio la sindrome da rosolia congenita, una condizione devastante che provoca perdita dell'udito, malformazioni cardiache congenite e cecità, assieme ad altre importanti disabilità. I livelli globali di copertura relativa a vaccini di recente raccomandazione devono ancora raggiungere il 50%. Si tratta di vaccini contro alcune malattie fra le principali cause di morte nei bambini al di sotto dei 5 anni, come il rotavirus, una malattia che causa una severa diarrea infantile, o la polmonite, da sola la malattia infettiva principale causa di morte fra i bambini al di sotto dei 5 anni.

Paesi 'a reddito medio' sono in ritardo

Molti paesi a reddito medio sono in ritardo nell'introduzione di questi nuovi e più costosi vaccini, perchè non riescono a ricevere sostegno economico esterno ed i loro bilanci sanitari spesso non riescono a coprirne la spesa. Le stime di copertura nazionale spesso mascherano le grandi iniquità nella copertura all'interno degli stessi paesi. Nonostante il rapporto "Stato di disuguaglianza: immunizzazione infantile", del dicembre 2016, sulle disparità emerse negli ultimi 10 anni nei paesi a basso e medio reddito abbia testimoniato miglioramenti globali, ancora in molti paesi è necessario migliorare i livelli di equità, in particolare riducendo le disuguaglianze strettamente legate allo status economico della famiglia e all'educazione della madre.

In aumento numero dei poveri nelle città

Più della metà della popolazione mondiale risiede in aree urbane e il numero della popolazione povera in ambienti urbani è in rapida crescita, in particolare in Africa e in Asia. Le persone che vivono in queste condizioni sono ad alto rischio di non ricevere o di ricevere solo in parte le vaccinazioni base. "I paesi – conclude Flavia Bustreo – devono continuare a rafforzare i loro sistemi sanitari, il raggiungimento di un'alta ed equa copertura vaccinale richiede azioni mirate a livello sub-nazionale per la parte di popolazione più vulnerabile, e questo comprende di certo quelle popolazioni colpite da emergenze umanitarie, fenomeni migratori, conflitti. L'Oms e l'Unicef aumenteranno gli sforzi per sostenere i paesi nel migliorare la qualità e l'utilizzo dei dati di copertura a livello sub-nazionale e a raggiungere una copertura vaccinale maggiore e più equa".

Giovedì 13 luglio si dovrebbe avere il parere definitivo del Senato sulla legge riguardante l'obbligo delle vaccinazioni. Una legge indebolita in alcune parti: riduzione dei vaccini da 12 a 10, riduzione delle sanzioni pecuniarie per chi non vuole vaccinare i figli nella fascia 6-12 anni da un minimo di 500 ad un massimo di 3500 euro, nessuna segnalazione al tribunale dei minori.

Alcune novità a mio avviso positive: obbligo per gli operatori sanitari e scolastici, possibilità di fare le vaccinazioni in farmacia (ma sempre sotto controllo medico). Ma quello che dispiace davvero è vedere il solito balletto dei politici che, anche su questi temi di importanza fondamentale per la salute del cittadino, invece che prestare orecchio alle autorità sanitarie, guardano alla piazza.

Ultima quella di Pesaro, dove 10 o 20 mila (o forse 40 mila come dicono gli organizzatori) persone hanno brandito cartelli e scandito slogan contro l'obbligo delle vaccinazioni. Vogliono proteggere i loro figli (dicono). E non si capisce allora perché non li vogliano vaccinare. E se li vogliono vaccinare, non si capisce che differenza faccia che ci sia l'obbligo oppure no. Ma basta la piazza e la politica trema: fiducia sì, fiducia no, voto segreto forse, contrattazioni estenuanti. Perché il cuore (o la pancia) dei politici è là: nella piazza, dove si perdono o si vincono le prossime elezioni. E fa niente se questa volta (come molte altre) si urlano enormi sciocchezze, come quella che i nostri bambini sarebbero cavie per le multinazionali del farmaco o che (quando scomparirà questa menzogna?) i vaccini causano l'autismo: vox populi.

Guai a rischiare di essere troppo impopolari. Io non avrei voluto che servisse una legge per fare vaccinare i bambini. Ma la realtà è questa. Spero che la legge passi e che venga applicata. Soprattutto spero che la ragione (collettiva) si svegli da questo torpore e le persone non si facciano strumentalizzare solo da chi grida più forte. Perchè se la ragione del sonno è l'ignoranza o l'indifferenza, il sonno della ragione genera mostri (e dolori). Svegliamoci. Come sempre tutte le opinioni espresse sono solo mie.

Ogni anno 500 bambini muoiono sofficati. Da un boccone troppo grosso, da un gioco, da un oggetto preso da terra. Il soffocamento da corpo estraneo è una delle principali cause di morte nei bambini di eta' inferiore ai 3 anni. In Europa, ogni anno, 500 bambini muoiono soffocati. Ed è allarmante il fatto che in Italia negli ultimi 10 anni non sia cambiato nulla: circa 1.000 bambini finivano in ospedale per soffocamneto nel 2007 e quasi mille ci vanno ancora oggi.

Le stime più recenti, calcolate includendo anche i "quasi-eventi" e gli episodi di minore gravità (che si sono risolti grazie all'intervento della famiglia, senza la necessità di rivolgersi ai sanitari), mostrano come l'incidenza reale del fenomeno sia 50-80 volte superiore rispetto a quella dei ricoveri (con 80mila episodi stimati, per anno, solo in Italia). Un fenomeno rilevante, dunque, in cui la parte del leone la fa il soffocamento da cibo (tra il 60 e l'80% dei casi).

Quali sono gli alimenti più a rischio? Il registro Susy Safe, uno dei più grandi registri internazionali che raccoglie casi di incidenti in bambini di età compresa tra gli 0 e i 14 anni, mostra che gli alimenti che causano più spesso incidenti sono:

  1. Gli ossicini di pollo e le lische di pesce (32%)
  2. le noccioline (22%)
  3. I semi (16%).

Tuttavia, gli alimenti che causano più spesso questo tipo di incidenti non sono gli stessi che causano le conseguenze più gravi: nel registro Susy Safe gli incidenti sono causati in misura maggiore dalla carne, mentre uno studio condotto in 26 ospedali canadesi e statunitensi ha mostrato come i wurstel si associno più spesso a episodi fatali.

Inoltre, cosa preoccupante, quasi la metà degli incidenti da corpo estraneo si è verificata sotto la supervisione dell'adulto.

Come riconoscere un alimento pericoloso

Gli alimenti pericolosi condividono particolari caratteristiche di forma, consistenza e dimensioni.

  • Gli alimenti piccoli (noccioline e semi) rischiano di finire nelle vie respiratorie prima che il bambino riesca a morderli
  • Gli alimenti troppo grandi (grossi pezzi di frutta e verdura cruda) sono difficili da gestire durante la masticazione.
  • Gli alimenti tondi (ciliegie e uva) e quelli cilindrici (wurstel e carote) sono pericolosi poiché, se aspirati, possono bloccarsi nell'ipofaringe ostruendo completamente il passaggio dell'aria.
  • Gli alimenti duri sono difficili da masticare per la fisiologica mancanza di denti del bambino.
  • Gli alimenti appiccicosi (burro d'arachidi) risultano difficili da rimuovere se rimangono bloccati nelle vie aeree.
  • Gli alimenti fibrosi (sedano) 
  • Gli alimenti comprimibili (es. wurstel e marshmallow). possono scivolare nelle vie aeree prima che il bambino riesca a morderli e adattarsi alla forma dell'ipofaringe (grazie alla loro consistenza), ostruendo il passaggio dell'aria.

E' possibile offrire al bambino gli alimenti pericolosi (a parte poche eccezioni) se preparati in modo tale da minimizzare il rischio di soffocamento: 

  • Tagliare gli alimenti cilindrici a listarelle, quelli tondi in quarti
  • Eliminare nervature e filamenti, cuocere i cibi fino a quando diventano morbidi
  • Tagliare in pezzi piccoli o tritare/grattugiare gli alimenti pericolosi.
  • Frutta a guscio e semi caramelle e gomme da masticare sono sconsigliati per i bambini fino ai 4 anni di età.

Avrei dovuto scrivere un post sulla vicenda di Charlie Gard, avrebbe scatenato tanti commenti e sarebbe stato un successo in termini di visualizzazioni. Per Charlie non sarebbe cambiato nulla: la sua malattia sarebbe rimasta senza ancora una terapia e certo non sarebbe stato un post a influenzare le convinzioni dei genitori o dei tribunali.

Ne abbiamo già scritto approfondendo la parte medica (leggi qui) e la parte giuridica (leggi qui)  e questo può bastare. Il tempo è una risorsa scarsa. La mattinata del 4 luglio, piuttosto che parlare del possibile trasferimento a Roma di questo bimbo, noi di Omar – Osservatorio Malattie Rare (il nostro sito) insieme allo staff di Ossfor – Osservatorio Farmaci Orfani (il sito)  l’abbiamo passata a lavorare alla nascita di un soggetto nuovo: l’Alleanza Italiana per le Malattie Rare.

 

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Alleanza non è unione, Alleanza sono competenze e soggetti diversi che lavorano insieme per un obiettivo comune senza perdere la propria specificità. Questa alleanza vede insieme l’Intergruppo Parlamentare Malattie Rare, presieduto dall’On. Paola Binetti, Osservatorio Farmaci Orfani (che al suo interno include Omar e il centro studi Crea Sanità) e le associazioni. Quindi pazienti, tecnici e mondo istituzionale: i primi affinché indichino i bisogni e le possibili soluzioni, i secondi perché studino i numeri del problema e le soluzioni tecnicamente percorribili, i terzi perché tramutino tutto questo in norme valide su tutto il territorio nazionale. Ognuno secondo il suo ruolo, ognuno secondo le sue capacità, per un unico obiettivo.

La speranza è che questo soggetto nuovo possa creare nel nostro Paese – ma poi chissà, magari anche a livello europeo – un sistema migliore, in cui sempre più bimbi come Charlie avranno una terapia approvata o in avanzata fase di sperimentazione, dove un paziente con un bisogno terapeutico urgente potrà seguire una strada chiara, uguale in tutte le regioni per modi e tempi, per accedere ad una terapia approvata ma non ancora in commercio, un Paese dove la diagnosi di alcune gravi malattie avverrà alla nascita permettendo di intervenire prima che ci sia un danno irreversibile, un Paese dove anche chi non ha una terapia può avere un percorso di presa in carico che migliori la sua qualità della vita, un Paese in cui il diritto di un malato viene riconosciuto senza che debba perdere tempo ed energie per farlo valere.  

Leggi anche: Qualche giorno in più per Charlie

Problemi di fertilità? La causa potrebbe nascondersi tra i rumori della città. Lo rivela uno studio condotto dall'università nazionale di Seul, secondo cui le strade urbane, trafficate e chiassose, possono causare un calo della fertilità maschile dovuto principalmente ai disturbi del sonno (leggi qui).

Meno si dorme, meno si procrea

La ricerca, pubblicata sul Journal of Environmental Pollution, conferma un altro studio dell'università di Boston e reso noto lo scorso ottobre, secondo cui un uomo che dorme meno di sei ore a notte ha il 43% in meno delle probabilità di concepire un figlio. La mancanza di riposo è associata infatti a una più bassa conta e a un'alterata forma degli spermatozoi e a una riduzione dei livelli di testosterone. 

Una coppia su 6 ha problemi di infertilità

I problemi di infertilità affliggono nel mondo una coppia su sei almeno una volta nella loro vita, a volte temporaneamente, a volte in modo definitivo. "L'infertilità è diventata un serio problema che riduce la qualità della vita delle persone, la loro salute e ha degli importanti costi per la sanità", ha spiegato Jin-Young Min, co-autore dello studio. "Sapevamo già che l'esposizione ai rumori riduce la capacità di riprodursi degli animali, ma il nostro studio conferma che ciò avviene anche negli umani", ha precisato. 

Cosa dice lo studio

La ricerca dell'università di Seul ha analizzato 206mila uomini tra i 20 e i 59 anni dal 2006 al 2013. Gli scienziati si sono, poi, serviti dei dati del Sistema d'informazione nazionale sui rumori, combinandoli con quelli dei codici di avviamento postale dei partecipanti. I risultati hanno mostrato che l'esposizione notturna a livelli di rumore superiori ai 55 dB – tetto massimo fissato dall'Oms e d equivalente a una strada della periferia della città – disturba il sonno provocando un aumento del rischio di una diagnosi di infertilità. 

Un problema (anche) femminile

Ma non sono solo gli uomini a risentire dei rumori della città. Secondo un'altra ricerca, questa volta danese, durata sei anni, le donne che vivono su una strada trafficata impiegano dai 6 ai 12 mesi in più per concepire rispetto alla media a causa di uno squilibrio del ciclo ovulatorio. Di più: ogni dieci decibel di rumore superati, le chance di impiegare oltre sei mesi salgono dal 5 all'8%. 

Cinque consigli per tutelarsi

Ecco cinque consigli per difendersi dai rumori molesti, almeno in casa:

  • Cerca di rivestire le pareti con materiale isolante 
  • Tieni fuori dalla camera da letto apparecchi rumorosi
  • La meditazione è un ottimo antidoto contro lo stress
  • Utilizza cuffie antirumore
  • Installa vetri alle finestre che aiutano a tenere fuori i rumori della strada

La salute è un tema che sta a cuore a tutti, ma l’età incide in modo particolare su come viene affrontato. Il 77% degli adolescenti preferisce affidarsi a Internet per avere risposte che riguardano il benessere e la buona salute e solo il 45% sente il bisogno di confrontarsi con i genitori dopo aver navigato sul web.

Lo rivela la ricerca Diagno/click, la prima in Europa che analizza il rapporto tra i giovani, la salute e il web. Lo studio, patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione Family Smile, ha coinvolto un campione di 1.713 adolescenti scelti su gran parte del territorio italiano.

I giovani quindi preferiscono il web, che consente loro, soprattutto in questa delicata fase della vita, di non mostrare agli altri di non sapere o di voler conoscere più a fondo alcune tematiche. “Il desiderio di comprendere – spiega Andrea Catizone, avvocato e presidente di Family Smile – diventa in fase adolescenziale un senso di controllo sulla propria vita attraverso la consapevolezza, più o meno fondata, di sapersi e potersi curare di sé”.

Alla domanda diretta, il 92% degli intervistati ha risposto che preferisce il web, rispetto ad un confronto con gli esperti o con i genitori, perché è sempre accessibile e la risposta arriva velocemente. “Ciò dimostra – spiega Filomena Albano dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – come il percorso di autonomia e di auto affermazione dei ragazzi in verità presenta aspetti di fragilità che non possono essere ignorati e che talvolta costituiscono un humus fertile nel quale affondano le radici successive patologie di natura psicologica difficili da controllare”.

Cosa è la salute per gli adolescenti

II concetto di salute per gli adolescenti è molto diverso da quello strettamente legato agli aspetti sanitari. Per la maggioranza essere in salute significa avere un corpo in forma, quindi non è altro che la rappresentazione ideale di ciò che i giovani vogliono essere o tendono a divenire. 

Cosa cercano sul web

Le notizie più cliccate sono quelle legate ai temi che riguardano la forma fisica, l’alimentazione, l’utilizzo di alcool e droghe, la sessualità, le malattie trasmissibili sessualmente e le medicine e i farmaci. Qualche differenza c’è tra le ricerche delle ragazze e quelle dei ragazzi. Ad esempio il 26% delle femmine adolescenti cerca informazioni sull’alimentazione, mentre lo fa solo il 17% dei maschi. Questi ultimi sono più interessati alla sessualità e all’uso di alcol.

Le differenze in base all’età

Se a 14 anni le ragazze sono molto concentrate sulla forma fisica (le ricerche su questo argomento – sempre in base allo studio Family Smile – riguardano il 74% delle femmine) l’interesse va scemando man mano che l’età aumenta. A 20 anni solo il 31% cerca informazioni di questo tipo sul web, a differenza dei ragazzi che diventano il 69% alla stessa età, mentre a 14 anni sono solo il 26%.

L’interesse degli adolescenti di entrambi i sessi si mantiene alto e costante, invece, per quanto riguarda le informazioni su alcol e droghe. Anche se i maschietti sono tendenzialmente più interessati all’argomento: lo cerca il 66% dei 17enni, il 65% dei 18enni e il 79% dei 19enni.

Una marcata differenza tra i sessi c’è invece per quanto riguarda le informazioni sulla sessualità. Per i maschi l’argomento è tra i più interessanti e quindi ricercati in rete. Le percentuali di ricerca tra i 14 e i  20 anni  superano sempre il 50%, mentre sono più basse quelle delle ragazze.

Inoltre il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per cercare informazioni sulle malattie, soprattutto per identificarle partendo dai sintomi. Questa percentuale cresce con l’età.

Come si sentono i giovani dopo la ricerca sul web

  • Il 91% è ansioso perché non sa come gestire queste informazioni;
  • L’88% si sente rassicurato perché comunque ha ottenuto una risposta;
  • L’82% è confuso perché non è riuscito a comprendere tutte le informazioni ricevute;
  • Solo il 10% è incuriosito e va a ricercare altre malattie.

 

Sembra davvero strano, se non addirittura anacronistico, che nel 2017 si debba tornare a parlare in Italia di allarme morbillo. Tuttavia, anche se questo virus non ha un nome particolarmente esotico come Ebola o Zika, il morbillo è uno dei virus più contagiosi che ci sia (cinque volte più contagioso dell'influenza e quasi dieci volte più di Ebola). Grazie allo sviluppo di un vaccino efficace e alla sua somministrazione di massa, i paesi industrializzati, Italia compresa, avevano però ridotto l'incidenza di questa malattia di oltre il 90%. Il morbillo colpisce soprattutto i bambini, ma non fa in realtà distinzioni di età infettando allegramente anche gli adulti. Nel 5% dei casi può dare polmoniti. Ma è un virus che infetta facilmente le cellule nervose e quindi da 1 a 3 su mille infetti possono sviluppare una grave encefalite con un tasso di mortalità tra il 15% e il 20%. Il vaccino riduce di mille volte il rischio di sviluppare questa complicazione. Tutto perfetto quindi? Vaccinati e tranquilli? No.

Perché oggi in Italia il morbillo stia tornando prepotentemente. L'ultimo bollettino del Ministero della Salute (14 Giugno) riporta 2988 casi dall'inizio dell'anno. Nel Giugno 2016 i casi segnalati erano 367, in tutto l'anno si fermeranno a 650. Un aumento di quasi 10 volte dei casi nazionali rispetto ad un anno fa non è cosa da poco.  Il 91% dei casi sono localizzati in sette regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto,Toscana, Lazio, Abruzzo e Sicilia. Età media: 27 anni. 89% dei casi in persone non vaccinate e il 6% in persone che non avevano fatto il richiamo (seconda dose) quando richiesto e quindi avevano un'immunità parziale.

La situazione non è sfuggita all'attenzione dell'OMS che ha inviato una lettera alla Commissione Salute del Senato, sottolineando come l'Italia stia diventando un problema per l'Europa intera, visto che il 43% di tutti i casi di morbillo registrati in Europa (5483 ad oggi) si sono verificati nel nostro paese. Il motivo è semplice: c'è un calo della copertura vaccinale. Meno bambini vaccinati, più casi di morbillo infantile e quindi più contagi anche tra gli adulti, che per motivi di età non  hanno fatto la vaccinazione da bambini. Se qualcuno dubitava ancora dell' "effetto gregge" della protezione vaccinale, ecco una bella dimostrazione pratica.

Perchè non ci si vaccina? Le risposte possono essere molte: sfiducia nella medicina 'di stato' che va a braccetto con la generale diffidenza verso qualsiasi forma di 'establishment'. Facilità di accesso a qualsiasi tipo di informazione, ma senza strumenti per discernere quelle attendibili da quelle false o addirittura pericolose. Rifiuto di qualsiasi principio di autorità. Distrazione. Falsa sensazione che i microbi spariscano nel nulla solo perché i casi di malattia sono diminuiti.

In questo quadro piuttosto desolante si inserisce la norma al vaglio del Senato per la reintroduzione dell'obbligo vaccinale per l'accesso alla scuola materna ed elementare. Intendiamoci: l'obbligo di per sé non è una soluzione ai problemi di cui sopra. La fiducia della popolazione la si deve guadagnare creando una Sanità pubblica che vada incontro al paziente. Implementando gli strumenti per facilitare l'accesso alle vaccinazioni. Facendo informazione corretta, trasparente e capillare. L'OMS si è detta disponibile ad aiutarci anche in questo. Ma ci vuole tempo. E il virus del morbillo corre molto più veloce di noi.

Il "limite di velocità" per il morbillo serve adesso, così come servono le misure per obbligare a rispettarlo.
Non piacerà a molti, ma fa bene a tutti. E a chi pensa che si debba decidere a maggioranza se usare i vaccini o meno, vorrei ricordare che la scienza non è democratica. E' esatta.

Alcune associazioni europee di consumatori si stanno dando battaglia su Quicky, il coniglio del Nesquik, e altri personaggi dei fumetti utilizzati per pubblicizzare prodotti alimentari destinati ai bambini, nel momento in cui i governi si preparano a discutere di una stretta nella regolamentazione sul marketing degli alimenti che rischiano di favorire l'obesità.

In una riunione venerdì a Lussemburgo, i ministri della Sanità dell'Unione Europea sono chiamati a approvare un documento in cui si sottolinea che potrebbero essere necessarie "misure regolamentari" per evitare l'esposizione dei bambini al marketing sugli alimentari ricchi di grassi, zuccheri o sale. Il testo chiede agli Stati membri di assicurare che le scuole siano "ambienti protetti liberi da tutte le forme di marketing che vanno contro l'incoraggiamento di stili di vita più sani".

I governi dovrebbero adottare misure per ridurre l'esposizione di bambini e adolescenti al marketing, la pubblicità su qualsiasi media (incluse le piattaforme online e i social-media) e le sponsorizzazioni di cibi che facilitano l'obesità. La Commissione è chiamata a redigere un codice di condotta Ue nell'area del marketing e della comunicazione commerciale sui prodotti alimentari, in particolare in relazione ai bambini e agli adolescenti.

Due associazioni su posizioni opposte sui fumetti

In vista della discussione a Lussemburgo, la Beuc, Associazione dei consumatori europei, ha chiesto ai produttori di smettere di usare fumetti quando fanno marketing indirizzato a giovani consumatori su prodotti alimentari poveri di nutrienti. Il divieto dovrebbe applicarsi "sia alla pubblicità che al packaging". Ma il Consumer choice center, un'associazione di consumatori rivale, contesta la proposta della Beuc. Eliminare dalle confezioni i fumetti è "un approccio paternalistico sbagliato", ha spiegato il rappresentante del Consumer choice center, Luca Bertoletti.

Leggi qui il documento integrale che sarà discusso venerdì

Secondo una ricerca della Beuc, fumetti e altre mascotte compaiono sulle confezioni di alimenti che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene inadatti per la pubblicità diretta ai bambini, perché con alta presenza si zucchero, sale o grassi. Su 100 prodotti testati, le organizzazioni che fanno parte della Beuc hanno sperò trovato un solo un fumetto utilizzato per promuovere frutta o verdura. Monique Goyens, direttrice generale della Beuc ha detto che la Beuc non chiede che "la Tigre Tony o i Minions scompaiano dalle pubblicita'", ma i prodotti promossi con i fumetti devono "diventare più sani". Secondo il Consumer choice center, l'associazione dei consumatori rivale, la Beuc vuole rimuovere eroi dei bambini. Se l'obiettivo appare "nobile, eliminare testimonial decennali di marchi e' un'esagerazione", ha spiegato Bertoletti, chiedendo alle istituzioni europee di "preservare il diritto dei consumatori a fare le loro scelte e impegnarsi a favore di una societa' libera che non cerca di vietare dei marchi". 

 

La prospettiva da cui guardiamo le cose può cambiare il valore che gli diamo, anche in medicina. Non cambiano certo i dati scientifici, di sicurezza e di efficacia, perché la medicina è scienza, ma il valore percepito di una terapia può cambiare da persona a persona indipendentemente da quello. Racconto due storie perché spiegano meglio di tanta teoria quello che intendo.
 

Gli occhi lucidi di um bambino emofilico 

La prima storia riguarda l’emofilia, una patologia rara del sangue. Succede che in uomo emofilico, italiano, va in ospedale a Milano per un intervento ad una caviglia – l’emofilia può danneggiare le articolazioni – e si muove nei corridoi sulla sedia a rotelle. Qui incontra un bambino, anche lui sulla sedia a rotelle, e cominciano a correre per i corridoi. Poi il bimbo chiama l’adulto da una parte e gli dice ‘io sono qui perché ho l’emofilia’. E allora l’uomo risponde ‘anche io ho l’emofilia!’. Il bimbo lo guarda con occhi enormi, che piano piano si gonfiano di pianto. “Perché piangi’ domanda l’uomo? “Perché è la prima volta che vedo un emofilico grande. Nel mio paese non ce ne sono. Voglio portare i farmaci che mi danno qui ai miei amici così vivranno anche loro”. Il bimbo veniva dall’Ungheria. Nei paesi dove le terapie non sono disponibili si continua a morire di emofilia in giovane età.
 
In Italia non più. Quel bimbo, che per la prima volta ha visto il suo futuro davanti, un futuro a cui non aveva mai pensato e al quale la famiglia non l’aveva preparato, ha capito che quel farmaco era la vita. Anche se bisognava farsi iniezioni endovena un giorno sì e uno no. Un atteggiamento diverso da quello di chi quelle terapie le fa dalla nascita, con tutti i fastidi connessi, e che talvolta ‘salta’ volentieri qualche infusione. Le prospettive sono diverse, il valore percepito è diverso.
 

Una vita durata inaspettatamente più di 40 anni

Altra storia, altra malattia: stavolta parliamo di amiloidosi, una malattia ereditaria e degenerativa. Parlo con un paziente e dico ‘peccato che ancora non abbiate una cura risolutiva’. E lui ‘però abbiamo una terapia efficace’. Io sminuisco un po’: ‘certo, però quelle che veramente cambieranno tutto non sono ancora arrivate’. E lui ‘a me questa ha già cambiato tutto, perché io non pensavo di vivere oltre i 40 anni, e ora sto vivendo un lungo periodo di vita regalata. Fin da piccolo sapevo che in famiglia c’era questa malattia, avevo visto soffrirne mia nonna e mia madre morire giovane, ai tempi non c’era nessuna terapia e io ho sempre pensato che la mia vita sarebbe finita intorno ai 40 anni o che comunque poi non avrei potuto far nulla a causa della malattia. E così prima ho fatto di tutto e di più. E poi è arrivato il farmaco, i 40 sono passati già da un po’, e io ho il mio lavoro e faccio le mie cose, è tempo in più che non avevo pensato di avere: per me quel farmaco è un cambiamento totale”. Di nuovo, diverse prospettive – la mia e la sua – diverso valore percepito.
 
Bisognerebbe tenere conto di queste diverse prospettive quando si parla di farmaci. Dovremmo farlo anche noi giornalisti quando, attratti da cifre a molti zeri, scriviamo ‘farmaco costoso’ o ‘farmaco che comunque non guarisce dalla malattia’. Perché non sempre l’obiettivo più ambito è guarire dalla malattia, per alcuni, i diretti interessati, a volta è già ambizioso vivere pienamente con la malattia.

Con la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra ufficialmente in vigore il decreto sull'obbligo dei vaccini da 0 a 16 anni, voluto dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Dodici i vaccini obbligatori, pena la non iscrizione alle scuole dell'infanzia (da 0 a 6 anni) o sanzioni salate per i genitori nelle scuole dell'obbligo (da 6 a 16 anni), compreso il rischio di perdere la patria potestà. Ecco cosa prevede il decreto, punto per punto.

Il decreto sui vaccini in 8 punti 

  1. I 12 VACCINI OBBLIGATORI – Anti-poliomielitica, vaccinazione anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B erano i 4 vaccini già obbligatori, a cui se ne aggiungono altri 8: anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b, anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella.
  2. VACCINI POSSONO ESSERE SOMMINISTRATI CONTESTUALMENTE – Per effettuare le 12 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 12 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati contestualmente con la vaccinazione esavalente (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus Influenzae B); 4 vaccini possono essere somministrati contestualmente con vaccinazione quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella); devono invece essere somministrati separatamente i vaccini anti-meningococco B e antimeningococco C.
  3. ECCO QUANDO FARLI, ANNO PER ANNO – Le dodici vaccinazioni elencate devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000.

    I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'antipertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse, l'anti-Haemophilus influenzae tipo b e l'anti-meningococcica C, previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.
  4. SONO PREVISTE ESENZIONI E POSTICIPI DELLE VACCINAZIONI – Sono esonerati dall'obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio, quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.
  5. ECCO I DOCUMENTI DA PRESENTARE A SCUOLA – I dirigenti scolastici e i responsabili dei servizi educativi hanno l'obbligo di richiedere, all'atto dell'iscrizione, alternativamente: idonea documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni; idonea documentazione comprovante l'esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale; idonea documentazione comprovante l'omissione o il differimento della somministrazione del vaccino; copia della prenotazione dell'appuntamento presso la azienda sanitaria locale. Il genitore insomma può anche autocertificare l'avvenuta vaccinazione. In tal modo ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 luglio di ogni anno La semplice presentazione alla ASL della richiesta di vaccinazione consente l'iscrizione a scuola, in attesa che la ASL provveda ad eseguire la vaccinazione (o a iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell'anno scolastico. 
  6. COSA SUCCEDE SE IL BAMBINO NON E' VACCINATO – Fino a 6 anni non può accedere a scuola. Dopo i 6 anni può accedere, con delle sanzioni per i genitori, che si vedono applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell'inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse), ma non incorrono in sanzione quando provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla ASL nell'atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla ASL. Inoltre la ASL deve segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l'inadempimento dell'obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l'eventuale apertura di un procedimento. In entrambi i casi (da 0 a 6 anni o da 6 a 16) il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla ASL entro dieci giorni. l'ASL contatta i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte se i genitori/tutori non si presentano all'appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l'ASL contesta formalmente l'inadempimento dell'obbligo.
  7. LA FORMAZIONE DELLE CLASSI – I minori non vaccinabili (ovvero quelli per cui la vaccinazione è stata omessa o differita) per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente I dirigenti scolastici comunicano all'ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
  8. DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER L'ANNO SCOLASTICO 2017/18 – Entro il 10 settembre 2017: per l'avvenuta vaccinazione può essere presentata la relativa documentazione oppure un'autocertificazione per l'omissione, il differimento e l'immunizzazione da malattia: deve essere presentata la relativa documentazione coloro che sono in attesa di effettuare la vaccinazione: devono presentare copia della prenotazione dell'appuntamento presso l'ASL. Entro il 10 marzo 2018: nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l'autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l'avvenuta vaccinazione. 
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