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Dalle aule della politica alle aule scolastiche, lo scontro sull’introduzione del vaccino obbligatorio ha messo i presidi in una situazione scomoda e delicata: quella degli sceriffi. “Stiamo applicando la legge sui vaccini ma ci sentiamo presi tra l’incudine del principio etico dell’accoglienza e del diritto allo studio e il martello della tutela della salute” ha spiegato alla Stampa Ezio Delfino, presidente della sigla Dirigenti Scuole Autonome e Libere.

Per molti dirigenti scolastici l’obbligo di dover controllare lo stato vaccinale degli studenti è un peso, ma se la legge li grava con questo compito, loro vorrebbero cedere ‘la stella’ alle Asl. Se non altro perché le baruffe agli ingressi delle scuole non sono un buon esempio per gli studenti. In realtà la situazione, fanno sapere, è sotto controllo, salvo qualche tensione all’ingresso di pochi – per ora – istituti. A Milano, dove le proteste per l’obbligo di vaccinazione sono state poche decine, su 33mila studenti, una famiglia ha addirittura chiamato i carabinieri quando si è trovata il passo sbarrato dal personale scolastico. Come spiegano molti dirigenti, alcune famiglie non hanno neanche ben capito fin dall’inizio cosa si stesse chiedendo loro. Insomma, non no-vac, ma genitori appena tornati dalle vacanze e che non hanno avuto il tempo di adeguarsi alla nuova regola.

In fondo la legge è stata approvata a fine luglio e questa confusione, più che dal provvedimento in sé, sembra derivare dai tempi strettissimi: la circolare con la quale il ministero dell’Istruzione ha fornito gli istituti delle necessarie indicazioni per favorire l’obbligo di vaccinazione è arrivata il 16 agosto, a un mese dall’inizio delle lezioni. Con tutti gli uffici chiusi e i bambini al mare.

Basta un’autocertificazione

La scadenza per la presentazione del certificato per chi ha i figli alla materna e all’asilo era il 10 settembre. Tuttavia gli istituti hanno dieci giorni prima di trasmettere le liste dei non vaccinati alle Asl, e li stanno usando appunto per lasciare che le famiglie si mettano in regola e per attuare delle strategie last-minute di sensibilizzazione. Il ministero ha chiarito che è sufficiente produrre una prova della volontà di prendere appuntamento per fare i vaccini. In parole povere il genitore deve dimostrare che sta cercando di far vaccinare il figlio. Naturalmente nel caso di autocertificazione vale il principio che dichiarare il falso comporta un reato.

Perché un 'possibile' da furbetti non può bastare

Scadenza diversa invece è quella per tutti gli altri gradi d’istruzione, che hanno tempo fino al il 31 ottobre per fornire una prova di essere stati vaccinati o di aver richiesto un appuntamento. A questo punto le famiglie avranno tempo fino al 10 marzo per mettersi in regola e non incorrere in sanzioni che possono andare dai 100 euro ai 500. Il tempo per prendere un appuntamento, certificarlo e vaccinarsi insomma c’è tutto.

Secondo la Stampa, in Friuli e in altre regioni le Asl avrebbero ricevuto decine di raccomandate dove si richiede un appuntamento “per effettuare possibili vaccinazioni”. Insospettisce quel ‘possibili’ che sembra spianare la strada per delle proroghe fai da te. La Lorenzin ha chiarito che in questo caso la richiesta non si considera effettuata.

 

Il Viagra non avrebbe mai visto la luce, e con lui milioni di uomini, se un’infermiera zelante non avesse fatto scrupolosamente il suo lavoro. Come racconta Quartz in un articolo sulla nascita ‘casuale’ della miracolosa pillola blu, il principio attivo della più famosa medicina per la disfunzione erettile mai messa in commercio, il Sildenafil, in origine era impiegato nel trattamento dei problemi cardiovascolari. 

Una scoperta casuale

In particolare, all’inizio degli anni ’90 i ricercatori stavano lavorando sulla possibilità che questo dilatasse i vasi sanguigni del cuore bloccando una particolare proteina di nome Pde-5. Dopo il discreto successo dei test sugli animali, era arrivato il momento di passare alla sperimentazione umana. E qui accadde il ‘miracolo’: tra le infermiere che controllavano le reazione dei pazienti, una “molto coscienziosa” si accorse che “parecchi di loro stavano sdraiati a pancia in giù”. Annotò la cosa, sottolineando che “gli uomini erano imbarazzati perché avevano erezioni”. Sembrava quindi che il sildenafil funzionasse, ma nella zona del corpo sbagliata: i vasi sanguigni si dilatavano ma non nel cuore, bensì nel pene.

La scoperta portò la Pfizer, che stava sperimentando il medicinale, a lanciare qualche tempo dopo il Viagra. Il medicinale per la disfunzione erettile venne approvata dalla Fda – la Food and Drug Administration americana – nel 1998. Da allora, nel giro di vent’anni, si è diffuso su scala mondiale: sono 62 milioni gli uomini che l’hanno comprata ai quattro angoli della Terra, le forze armate statunitensi vi spendono 41,6 milioni di dollari all’anno e dal 2012 a oggi, Usa, Messico e Canada hanno speso annualmente circa 1,4 miliardi di dollari. Un giro d’affari colossale che si presumerà calerà una volta che il brevetto della Pfizer terminerà nel 2020.

Secondo questa ricerca della Coop il consumo di Viagra in Italia è diminuito.

Altri usi terapeutici della pillola blu

Non solo. Spesso si scopre che le medicine, una volta lanciate in commercio su larga scala, sono utili per curare anche altre patologie. E il Viagra non fa eccezioni. Circa un decennio dopo il suo arrivo nelle farmacie, i ricercatori sono tornati a interrogarsi se potesse essere utile anche per problemi cardiaci, come originariamente previsto. Nel 2005 l’Fda ha approvato l’uso della stesso composto per l’ipertensione arteriosa polmonare, che colpisce sia uomini che donne, in commercio con il nome di Revatio.  

Un percorso niente affatto sorprendente in medicina. L’uso di un farmaco da parte di un gran numero di pazienti favorisce infatti la scoperta di effetti collaterali che possono indicare un uso alternativo degli stessi principi attivi per curare altre patologie. Lo stesso è avvenuto con il canakinumab, usato dalla Novartis per trattare una forma di artrite, che si è scoperto funzionare bene anche per il trattamento dei problemi cardiaci.

Ugualmente, dal 2008 il bimatoprost, presente nel medicinale Lumagen prodotto dall’Allergan per l’alta pressione oculare, ha un secondo utilizzo per aumentare la crescita delle ciglie sotto il nome di Latisse. Così il finasteride, inizialmente usato nel Proscar della Merck per problemi alla prostata, oggi è utile anche per chi ha problemi di calvizie. Tutto grazie all’attenzione con cui i pazienti riferiscono gli effetti collaterali: questo può accendere una ‘lampadina’ nella mente degli scienziati e dare il via a nuove sperimentazioni.

Un esame del sangue per scovare il tumore. Senza biopsie, senza test radiologici o colonscopie. Uno dei 'sacri Graal' dell'oncologia mondiale, da sempre evocato ma mai raggiunto, potrebbe diventare presto realtà: "Penso in pochi anni, è solo una questione di sviluppo tecnologico ma sappiamo già come fare". A parlare all'Agi è il biologo Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare dell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (Torino), considerato unanimemente il pioniere della 'biopsia liquida', che tra i primi nel 2009, al suo ritorno da un periodo di ricerca negli Usa (un "cervello di ritorno", dunque: "E non mi pento"), ha messo in piedi un programma di analisi di mille pazienti con tumore al colon tramite esame del sangue "per monitorare nel tempo l'evoluzione dei tumori".

Una biopsia poco invasiva, che potrebbe aiutare quando quella tradizionale non è possibile

Ma non solo: i tumori sono uno diverso dall'altro, e le potenziali risposte alle terapie dipendono da particolari mutazioni genetiche difficili da individuare, ma fondamentali per decidere appunto quale terapia sarà più efficace, e quando farla. La biopsia tradizionale, cioè il prelievo di una piccola parte del tumore, non è sempre possibile, e presenta diversi rischi per la salute del paziente. "Per questo stiamo lavorando da anni su quella che abbiamo definito 'biopsia liquida' – spiega Bardelli – e siamo i primi, con lo studio 'Kronos', a adottarla per decidere le tempistiche delle terapie in base alle mutazioni genetiche che riscontriamo nei diversi pazienti".

Obiettivo: la diagnosi precoce del cancro

Ma l'obiettivo grosso è la diagnosi precoce del cancro, riuscire con un esame del sangue a individuare, per esempio, il tumore al colon senza bisogno di colonscopia. "Un esame, lo sappiamo tutti, non gradevole, e che anche per questo non viene fatto da tutti coloro che invece, per età o per fattori di rischio familiare, dovrebbero farlo. Un semplice esame del sangue non darebbe gli stessi problemi, e penso che con la diagnosi precoce così a tappeto il tumore al colon sarebbe praticamente sconfitto. Se preso in tempo, infatti, è perfettamente guaribile".

Un cervello in fuga, di ritorno dall'America

Ma la visione del biologo italiano tornato dall'America, e premiato proprio in questi giorni al congresso di oncologi europei Esmo a Madrid per le sue ricerche pionieristiche sulla biopsia liquida, guarda anche oltre: "Pensiamo all'importanza che potrebbe avere fare l'esame del sangue, una volta l'anno, a tutti i fumatori. I costi sarebbero contenuti, e potremmo scoprire precocemente praticamente tutti i casi di cancro al polmone, alzando enormemente le percentuali di efficacia delle terapie". Non è solo un sogno: in America il progetto 'Grail' (chiamato così proprio per richiamare il 'Graal', il sogno di tutti gli oncologi), innovativa startup con dietro colossi come Bill Gates e Jeff Bezos, sta lavorando con questo obiettivo, con il coinvolgimento diretto dei ricercatori italiani: "Io sono ottimista – sottolinea Bardelli – credo che in pochi anni ci si arriverà, e sarà una rivoluzione".

"In pochi anni ci sarà una rivoluzione". E parlerà anche italiano 

Una rivoluzione che parla italiano: non a caso il biologo torinese, fresco di premio (dato per la prima volta a un ricercatore del nostro Paese) è presidente eletto dell'Eascr, l'associazione europea dei ricercatori. Nello stesso periodo in cui Fortunato Ciardello, medico napoletano, è presidente degli oncologi europei Esmo. Un tandem italiano alla guida sia dei medici che dei ricercatori d'Europa. "Perchè l'Italia ha enormi potenzialità – si congeda Bardelli – abbiamo grandi ricercatori, grandi medici e alcune strutture d'eccellenza. Sappiamo bene quali e quanti siano i problemi, ma questo non dimentichiamocelo mai". 

Quando si pensa agli effetti del fumo sulla nostra salute difficilmente vengono in mente le possibili conseguenze sullo stato dei nostri denti. Eppure, non solo il fumo è considerato un importante fattore di rischio per le malattie parodontali (gengiviti e parodontiti), aumentandone  prevalenza e gravità. Fumare riduce anche il successo dei trattamenti a cui ci sottoponiamo per curare queste malattie e riduce il successo dei costosi impianti dentali.

Lo conferma uno studio presentato al Congresso della European Respiratory Society  da un team di ricercatori tunisini guidati dalla dottoressa Imen Youssef. I ricercatori hanno  esaminato per un periodo di 4 anni, dal 2013 al 2016, 576 pazienti fumatori attivi. All'interno di questo gruppo di fumatori, il fumo è stato ritenuto responsabile del 20% delle cheratosi da tabacco, soprattutto fra chi fumava da oltre 20 anni. L'80% dei fumatori riscontrava inoltre malattie parodontali, il 70% recessioni o distacco dei denti, il 62% tasche gengivali e il 61% alveolisi, un riassorbimento dell'osso alveolare dentario che mette progressivamente a nudo la radice dei denti.

Ai fumatori si modifica la mucosa orale

La ricerca mostra che nei fumatori abituali si osservano diverse modificazioni della mucosa orale che molto probabilmente sono il risultato dell’esposizione ai numerosi agenti irritanti, tossine e prodotti cancerogeni derivati dalla combustione del tabacco, o dell’effetto essiccante dell’aria calda inspirata, delle alte temperature, dei cambiamenti di pH nella bocca, e della risposta immunitaria o di un’alterata resistenza a infezioni virali o micotiche. Secondo i dati più recenti della Sorveglianza PASSI 2008-2015 dell'Istituto Superiore di Sanità, a fumare di più è chi vive in condizioni economiche più svantaggiate (il 35% contro il 20% di chi vive in condizioni economiche medio-alte). Le stesse persone che poi si troverebbero più in difficoltà a sostenere le spese odontoiatriche. Smettere di fumare fa dunque bene ai polmoni, al cuore ma anche ai denti.

Cosa fare per smettere di fumare, senza drammi

  1.  Imposta la data dell' “ultima sigaretta”
  2.  Cerca di individuare che cosa fa scattare in te la voglia di fumare e cerca di evitare questa situazione
  3.  Ricorda spesso a te stesso perché senti il bisogno di smettere di fumare
  4.  Frequenta luoghi dove le persone non fumano
  5.  Tieni occupata la tua mente. L'esercizio fisico quotidiano per esempio è una buona distrazione e aiuta a contrastare il possibile aumento di peso dovuto all'astinenza.
  6.  Bevi molta acqua.
  7.  Fai respiri profondi.
  8.  Chiedi aiuto: al medico, al farmacista o all'infermiere. Esistono anche servizi di helpline telefonico o tramite internet.

Healthy Lungs for Life’ e l’importanza dell’aria pulita per la nostra salute

Respirare aria pulita e smettere di fumare: questi i temi al centro della campagna 'Healthy Lungs for Life', organizzata dalla European Lung Foundation in contemporanea con il Congresso annuale della European Respiratory Society, che quest'anno si svolgerà a Milano dal 9 al 13 settembre. La campagna propone attività e incontri pubblici per sensibilizzare sull'importanza dell'aria pulita per la nostra salute. Nella centralissima via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, l'8 e il 9 settembre medici e operatori sanitari della European Respiratory Society misureranno la funzionalita' respiratoria di chi si presenterà nella struttura Healthy Lungs for Life.

L'evento culminante della campagna sarà un incontro pubblico l'11 settembre (dalle 18,30 alle 20,30) con gli esperti sul tema "Respirare aria pulita e smettere di fumare" nella Sala Conferenze di Palazzo Reale di Milano. Risponderanno alle domande di associazioni e cittadini vari specialisti della materia fra i quali Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, Anna Gerometta, presidente dell'associazione "Cittadini per l'aria", Sara de Matteis dell'Imperial College London, Giulia Veronesi di Humanitas, Roberto Boffi, dell'Istituto Nazionale dei Tumori e Dan Smyth, presidente della European Lung Foundation.

Non è solo una questione di malaria o di flussi migratori: tra aerei, valigie e container, le zanzare ormai viaggiano da un continente all'altro, ampliando a dismisura il raggio in cui possono portare i virus di cui sono vettore. E' per questo che gli spostamenti globali delle diverse specie di zanzara vengono monitorati da una rete capillare di medici e ricercatori che fanno riferimento agli European Centers of Disease Control (ECDC) o alla rete Promed. A essere tenuti sotto stretta sorveglianza sono proprio gli aeroporti internazionali. "Sono ormai diversi i casi che vengono riportati nella letteratura ufficiale della cosiddetta 'malaria d'aeroporto' – spiega all'AGI, Alessandra della Torre, parassitologa del Dipartimento di Sanità Pubblica e malattie infettive de La Sapienza di Roma – legata all'arrivo nelle aree limitrofe ai grandi scali di zanzare infette che sbarcano direttamente dagli aerei, dalle valige e dai container".

Leggi anche: Trento, bimba di 4 anni muore di malaria, la famiglia non era stata all'estero

Nascita di un fenomeno: la malaria d'aeroporto

Sono diverse le specie di zanzare che hanno usato i mezzi di trasporto creati dall'uomo per trovare nuove nicchie ecologiche nelle quali inserirsi e prolificare anche molto al di fuori dei loro aree di distribuzione tradizionali. Non solo quelle che appartengono al gruppo delle Anopheles, che sono quelle che sono in grado di trasmettere i plasmodi della malaria. Un caso su tutti è quello della zanzara tigre asiatica, Aedes albopictus, che dai suoi territori di origine nel Sud Est asiatico di è diffusa ormai in tutto il mondo, Italia compresa. "Si tratta – ha spiegato della Torre – di una delle specie animali che hanno dimostrato tra le maggiori capacità di adattamento e questo le ha permesso di colonizzare territori anche molto diversi da quelli originari" come per esempio l'area del bacino del Mediterraneo (Italia, Francia meridionale e Spagna) o gli Stati Uniti. 

La zanzara tigre e la sua diffusione in Italia

La zanzara tigre asiatica ha fatto capolino in Italia all'inizio degli anni '90. Il suo principale veicolo di trasporto è stato l'acqua contenuta all'interno dei copertoni usati che venivano spediti in ogni parte del mondo. ''Il segreto del successo di questa specie spiega della Torre – è legato alla capacità di regolare la schiusura delle uova in maniera tale da superare la rigidità del clima invernale". In pratica questi insetti in autunno producono uova che sopravvivono alle basse temperature e si schiudono solo quando le condizioni climatiche migliorano la primavera successiva, riuscendo così a proteggere dal freddo i nuovi nati.

Una rete di medici e ricercatori monitorano gli spostamenti delle zanzare

Con le zanzare si spostano anche i virus. E' per questo che gli spostamenti globali delle diverse specie di zanzara vengono monitorare da una rete capillare di medici e ricercatori che fanno riferimento agli European Centers of Disease Control (ECDC) o alla rete Promed. "Questo tipo di zanzare ha la capacità di trasmettere diverse tipologie di virus alle quali sono associate diverse malattie", ha sottolineato la della Torre. La zika, ma anche la dengue, e la chikungunja, una forma di febbre che nel 2007 a Ravenna ha registrato una vera e propria epidemia. "In quel caso – ricorda della Torre – zanzare autoctone punsero un individuo malato arrivato dall'India e trasmisero la malattia a 250 persone a Castiglione di Ravenna, su una popolazione di circa 2000 abitanti". 

 

 
 
 

Quando si parla delle conseguenze del consumo abituale di cannabis sulla salute si pensa più agli effetti dello “sballo” che alla salute dei polmoni. Tuttavia, anche gli effetti sulla salute respiratoria non vanno assolutamente sottovalutati. Gli effetti dello spinello sui polmoni non sono mai stati studiati a causa di problemi di legalità e della difficoltà di esaminare separatamente gli effetti della cannabis e quelli del fumo di tabacco. Una prima revisione sistematica pubblicata a fine 2016 mostrava infatti la mancanza di conoscenze solide sull'argomento l'urgenza di chiarire questi meccanismi, specie in relazione al connubio fra consumo di cannabis e fumo di tabacco.

Una ricerca condotta in Turchia

Una recente analisi presentata a Milano in occasione del Congresso Europeo di Salute Respiratoria (ERS Congress) condotta da un team di ricercatori turchi su un gruppo di giovani di 16 anni ospiti presso un centro di disintossicazione di Istanbul che avevano consumato quotidianamente cannabis per circa 4 anni, mostra chiaramente che il fumo di cannabis, come quello di sigaretta,  è associato a un deterioramento dei parametri spirometrici, quelli cioè che misurano l'idoneità delle vie respiratorie nel trasporto dell'ossigeno – rispetto ai risultati del gruppo di controllo su maschi sani della stessa età e città. Sia la FVC (che misura il volume massimo di aria espirata), che la FEV1, che indica invece il volume massimo d'aria espirata in un secondo, risultavano statisticamente più basse rispetto al gruppo di non fumatori di valori compresi fra il 25 e il 75%.

Evidenti effetti nocivi sulla salute dei giovani

Gli effetti negativi sulla salute dei giovani fumatori di cannabis sono risultati evidenti. Il 56% di loro soffre di congestione nasale, il 76% di catarro , il 75% di loro ha difficoltà nello svolgere attività fisica, il 51% soffre di dispnea, uno dei principali sintomi di affaticamento respiratorio, e il 57% convive quotidianamente con una tosse cronica. Anche la marijuana contiene sostanze cancerogene, i cui effetti non sono ancora ben noti a causa della mancanza di studi sull'argomento.

“Fumare da giovani significa costruirsi un futuro pieno di problemi di salute”, spiega Roberto Boffi dell’istituto nazionale dei tumori di Milano. “In primo luogo il fumo peggiora la qualità della vita, producendo a lungo termine difficoltà respiratorie anche a riposo, spesso come conseguenza di una scarsa abitudine all'attività fisica che risulta più difficoltosa anche nei fumatori abituali più giovani. Per non parlare delle malattie respiratorie ostruttive, come asma e BCPO molto più frequenti in chi fuma, e del tumore al polmone, per il 90% dei casi provocato dal fumo”.

C’è inoltre un rischio in più per i fumatori di cannabis. Spiega Boffi: “Uno studio di qualche anno fa condotto ad Amsterdam aveva dimostrato che i fumatori abituali di cannabis hanno statisticamente più episodi di pneumotorace (cioè la rottura improvvisa di un polmone), a causa delle continue manovre inspiratorie forzate che sono implicite nell'atto di fumarla e che determinano un precoce consumo dei polmoni, specie nelle zone apicali”.

Come fare dunque per smettere? Anche se non è facile, tutti possono farcela, specie se ci si aiuta con alcune strategie e – nei casi di fumo cronico – con l’aiuto di un centro medico. – affermano gli esperti della Campagna Healthy Lungs for Life, la campagna rivolta al pubblico a settembre negli stessi giorni del Congresso.

Ecco alcuni suggerimenti iniziali degli esperti:

  • impostare la data dell' “ultima sigaretta”;
  • cercare di individuare che cosa fa scattare in noi la voglia di fumare e cercare di evitare questa situazione;
  • ricordare spesso a noi stessi perché sentiamo il bisogno di smettere di fumare;
  • frequentare luoghi dove le persone non fumano;
  • tenere occupata la mente.
  • L'esercizio fisico quotidiano per esempio è una buona distrazione e aiuta a contrastare il possibile aumento di peso dovuto all'astinenza.
  • Bere molta acqua, fare respiri profondi e non avere paura di chiedere aiuto al medico, al farmacista o all'infermiere o di considerare servizi di helpline telefonico o tramite internet.

La campagna Healthy Lungs for Life propone attività e incontri pubblici per sensibilizzare sull'importanza dell'aria pulita per la nostra salute. Nella centralissima via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, l’8 e il 9 settembre medici ed operatori sanitari della European Respiratory Society misureranno la salute dei polmoni di chi si presenterà nella struttura Healthy Lungs for Life. L’evento culminante della campagna sarà un incontro pubblico l’11 settembre (dalle 18:30 alle 20:30) con gli esperti sul tema “Respirare aria pulita e smettere di fumare” nella Sala Conferenze di Palazzo Reale di Milano. Risponderanno alle domande di associazioni e cittadini, vari specialisti della materia.

 

 

 

 

Oggi in Italia si fuma meno che in passato, ma la dipendenza da tabacco resta una delle principali cause di malattie respiratorie. Ne sono colpiti 7,6 italiani adulti su 100 e il 34,7% di chi convive con una di queste patologie ancora fuma, mentre un terzo dei pazienti è esposto quotidianamente al fumo passivo. I disturbi peggiorano a causa dell’aria inquinata che insieme al fumo riduce le prestazioni fisiche e innescano una sofferenza polmonare che puo' sfociare in malattie invalidanti, come l'asma e la BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva).

Quanto si fuma in Italia  

Secondo i dati 2017 dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), un italiano su quattro è un fumatore attivo, circa il 26%.Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, anche se un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto. La maglia nera va al Centro Italia: i dati rivelano che si fuma di più in Umbria, Abruzzo, Lazio e Campania. Inoltre il vizio è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate e fra gli uomini.

Effetti positivi delle legge ‘Sirchia’

La legge del 2003, quella che ha stabilito il divieto di “ fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico”, ha modificato il comportamento dei fumatori e dei padroni di casa nei confronti di chi si accende una sigaretta. Mentre nel 2006 – secondo un’indagine Iss –  il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, nel 2017 soltanto il 12,4 lo consente. La legge antifumo attualmente in vigore è anche detta ‘Legge Sirchia', perché fortemente voluta dall'allora Ministro della Salute del governo Berlusconi Girolamo Sirchia.

‘Healthy Lungs for Life’ e l’importanza dell’aria pulita per la nostra salute

Respirare aria pulita e smettere di fumare: questi i temi al centro della campagna 'Healthy Lungs for Life', organizzata dalla European Lung Foundation in contemporanea con il Congresso annuale della European Respiratory Society, che quest'anno si svolgerà a Milano dal 9 al 13 settembre. La campagna propone attività e incontri pubblici per sensibilizzare sull'importanza dell'aria pulita per la nostra salute. Nella centralissima via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, l'8 e il 9 settembre medici e operatori sanitari della European Respiratory Society misureranno la funzionalita' respiratoria di chi si presenterà nella struttura Healthy Lungs for Life.

L'evento culminante della campagna sarà un incontro pubblico l'11 settembre (dalle 18,30 alle 20,30) con gli esperti sul tema "Respirare aria pulita e smettere di fumare" nella Sala Conferenze di Palazzo Reale di Milano. Risponderanno alle domande di associazioni e cittadini vari specialisti della materia fra i quali Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, Anna Gerometta, presidente dell'associazione "Cittadini per l'aria", Sara de Matteis dell'Imperial College London, Giulia Veronesi di Humanitas, Roberto Boffi, dell'Istituto Nazionale dei Tumori e Dan Smyth, presidente della European Lung Foundation.

 

Mangiare il gelato di primo mattino è il sogno di tutti i bambini e l’incubo dei genitori che però potranno dormire sonni tranquilli: un recente studio giapponese ha dimostrato che il gelato a colazione migliora le prestazioni mentali, aumentando i livelli di attenzione e rendendo il cervello più reattivo e pronto per affrontare la giornata. Il merito della scoperta è di Yoshihiko Koga, professore all'Università di Kyorin di Tokyo ed esperto di psicofisiologia, una scienza che studia l'interazione tra il corpo e la mente. I suoi studi si sono sempre concentrati sull'effetto che i cibi e gli odori hanno sul corpo.

Ma non si tratta solo delle basse temperature del gelato

Koga ha fatto fare un test ad alcune persone subito dopo colazione e si è reso conto che quelle che avevano mangiato il gelato avevano tempi di reazione più brevi e una migliore elaborazione delle informazioni. Il ricercatore giapponese durante l’esperimento ha avuto la possibilità di monitorato le onde Alfa,  ovvero le responsabili dei livelli di concentrazione, rilassamento e coordinazione mentale e ha scoperto un aumento in tutte le persone che avevano mangiato il gelato.

Subito dopo ha voluto capire se tale effetto potesse essere dovuto alla bassa temperatura dell’alimento. Ha quindi ripetuto i test facendo bere alle sue ‘cavie’ acqua fredda al risveglio. Anche in questo caso i risultati migliori sono raggiunti con il gelato. “La colazione è di per sé un pasto molto importante – spiega il professore di Tokyo – e farla fa già la differenza. Appena svegli il nostro cervello ha bisogno di glucosio per funzionare al meglio, e un pasto dove questa sostanza è presente in abbondanza può influire sul livello mentale”.

Gli effetti positivi del gelato, basta non esagerare

Il gelato è  comunque un alimento che fa bene alla salute – scrive Tanta Salute -, basta non esagerare. Ricco di calcio e vitamina B è un alimento con un nutrimento a indice glicemico basso. Utile per chi fa sport, perché permette di reintegrare quanto bruciato nell'esercizio fisico. Aiuta il metabolismo dei globuli rossi, contiene in alcuni gusti omega 3 e omega 6, fattori importanti per combattere l’invecchiamento. Infine va ricordato che gli zuccheri facilmente assorbibili, come nel caso del gelato, riattivano la corteccia orbitofrontal,  scatenando una serie di risposte neurochimiche del cervello nell'area del circuito del piacere. 

Da oggi basta un selfie per scoprire se si è affetti da cancro al pancreas. Tutto ciò grazie a un’app che elabora l'immagine attraverso algoritmi che consentono di individuare il livello di bilirubina nella parte bianca degli occhi di una persona. L’applicazione si chiama BiliScreen ed è stata messa a punto – scrive ScienMag – da alcuni ricercatori dell’università di Washington. 

Più facile e meno costosa di un’analisi del sangue 

Quando si è affetti da cancro al pancreas, il livello di bilirubina negli occhi aumenta fino a farli diventare gialli (stadio ormai avanzato della malattia). L’app permette di individuare l’aumento della bilirubina (indice anche di altre possibili malattie) prima che sia visibile a occhio nudo. Il metodo ideato dai ricercatori è molto preciso e allo stesso tempo semplice, perché il test può essere eseguito da tutti in maniera completamente autonoma. Da uno studio condotto su 70 persone, BillScreen si è rivelata il 90% più precisa di un esame del sangue e anche meno costosa e invasiva.

Il problema è prevedere in tempo la malattia 

L’obiettivo dei ricercatori è proprio quello di offrire uno strumento preventivo per individuare l’insorgere della malattia prima che sia troppo tardi. Quando si presentano i primi sintomi del cancro al pancreas la malattia è spesso in uno stadio abbastanza avanzato e nella maggior parte dei casi è troppo tardi per correre ai ripari. Non a caso questo tipo di tumore ha un tasso di sopravvivenza molto basso (appena il 9%negli ultimi cinque anni). "Il problema con il cancro al pancreas è che quando cominciano ad arrivare i primi sintomi è già troppo tardi", spiega Alex Mariakakis, uno dottorando alla Paul G. Allen School of Computer Science & Engineering. "La speranza è che se si mette a disposizione di tutti uno strumento per fare una verifica direttamente a casa, senza il bisogno di andare in ospedale per fare esami, si riesca a verificare la presenza della malattia in un momento in cui è possibile intervenire. Aumentano così le possibilità di poter salvare la vita a più persone”.

Gli occhi rivelano molte cose del nostro corpo

“Dagli occhi è possibile capire molte cose che riguardano il nostro corpo – spiega Shwetak Patel, uno dei maggiori ideatori dell’app e professore in ingegneria elettronica all’università di Washington – , attraverso le lacrime ad esempio si può scoprire il livello di glucosio, così come la parte bianca può mostrare il livello di bilirubina nel sangue”. A metà settembre i ricercatori presenteranno il loro lavoro (inclusi appositi accessori) all’Ubicomp 2017, l'International Association for Computing Machinery.

Gli scienziati sarebbero vicini a creare una pillola che apporterebbe al corpo umano gli stessi benefici di una seduta in palestra. Lo riporta l’agenzia russa Rt.com descrivendo gli esperimenti che in questi mesi si starebbero conducendo nell’Università di Leeds, nel Regno Unito. Pare che gli scienziati siano molto vicini ad ottenere l’effetto desiderato: “Quello che possiamo dire è che presto sarà possibile avere una pillola che abbia gli effetti del fitness sul corpo” ha detto il professor David Beach a Rt. “Se tutto va bene riusciremo ad arrivarci in 5 anni, ma crediamo possa succedere anche prima”. 

La ricerca inglese e la proteina scoperta

In uno studio pubblicato giovedì scorso nel Nature Communications, magazine di pubblicazioni scientifiche, il team ha raccontato di aver esaminato gli effetti dell’attività fisica sulla circolazione sanguigna, scoprendo che quando il battito cardiaco si alza, il flusso sanguigno nel corpo si muove verso i muscoli scheletrici e il cervello, ignorando gli organi interni come l’intestino. Le arterie si stringono durante l’esercizio, causando uno ‘stress’ alle arterie. Il team ha quindi identificato una proteina (Piezo1) che credono governi le reazioni del corpo agli esercizi e potrebbe essere la chiave per sconfiggere alcune malattie. 

"Attività che aiutano a prevenire problemi al cuore"

“Se possiamo comprendere come questo sistema lavora, allora possiamo essere in grado di sviluppare tecniche che possono aiutare a battere alcune delle malattie che più affliggono i pazienti e le società moderne”, ha detto Beach. “Sappiamo che gli esercizi possono aiutare a proteggere alcuni danni al cuore, gli infarti per esempio. Questo studio ha identificato un sistema fisiologico che ‘percepisce’ quando il corpo fa esercizi”. 

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