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Il sistema dei ticket va rivisto e nel Patto della salute c'è anche un progetto per farlo, "però va concertato con tutta la riforma fiscale". Lo ha affermato la ministra della Sanità, Beatrice Lorenzin che, in un'intervista a La Repubblica, ha anche commentato le grandi differenze tra Regioni nella spesa media pro capite per la cosiddetta compartecipazione dei cittadini per visite ed esami.

"Perché in Sicilia il cittadino spende un terzo che in Veneto?"

Ci sono realtà, come Sicilia e Campania, dove i pazienti sborsano in media meno di 10 euro a testa ogni anno, ed altre, come Veneto, Toscana, Emilia, dove il dato supera i 35 euro. "Tra le regioni ci sono dislivelli retributivi e fiscali – ha detto il ministro – Purtroppo abbiamo più poveri, e quindi più esenti, ma anche sacche di evasione fiscale".

"All'articolo 8 del Patto della salute avevamo preso l'impegno, con le Regioni, di rivedere il ticket alla luce dei cambiamenti demografici e delle nuove difficoltà in cui si trovano molte persone che hanno perso il lavoro o sono in una famiglia numerosa. Quella parte è rimasta inapplicata, perché ancorata anche alla riforma fiscale, e sarà un tema su cui impegnarci quest'anno. Poi possiamo fare di più su un altro fronte".

La resa dei ticket? si potrebbe farne a meno

I ticket, ha detto, "oggi rendono 3 miliardi di euro l'anno, che rispetto ai 113 del fondo sanitario in effetti sono marginali. Ma per alcuni territori sono importanti. Certo, portando avanti il processo di spending review del Patto della salute si potrebbero togliere, o comunque reinvestire nelle prestazioni più solidali. Penso agli anziani o a quelle fasce di popolazione che rischiano di non essere intercettate dal sistema sanitario pubblico, agli invisibili". 

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