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(AGI) – Roma, 8 mag. – Uno dei ‘tre moschettieri’ di Cannes, Matteo Garrone, presenta alla stampa romana il suo ‘Racconto dei Racconti’ prima di partire per il festival francese dove sara’ presentato il 14 maggio (in contemporanea uscira’ in oltre 400 sale italiane). Dopo aver vinto due Grand Prix con ‘Gomorra’ e ‘Reality’, il regista romano confessa che il suo desiderio maggiore non e’ vincere la Palma d’Oro. “Il vero premio per me e’ quello di piacere al pubblico. Io faccio i film per la gente e, al di la’ dei riconoscimenti festivalieri, spero che ‘Il Racconto dei Racconti’ piaccia nelle sale”. A Cannes l’Italia schiera Garrone insieme a Paolo Sorrentino (‘La giovinezza’) e Nanni Moretti (‘Mia madre’), un tris di autori di qualita’ che ci riporta indietro di molti anni. “Essere in tre e’ motivo di grande orgoglio per me e per il cinema italiano – spiega Garrone -. Siamo stati invitati perche’ facciamo tre generi di film diversi. Se saranno accolti bene, sara’ un segnale molto importante per il cinema italiano”. .

(AGI) – Londra, 8 mag. – “Il governo che ho guidato finora ha fatto un buon lavoro e gettato le basi per un futuro migliore: ora bisogna costruire sulle fondamenta”: cosi’ il premier conservatore David Cameron, vincitore delle elezioni legislative in Gran Bretagna. Cameron, che ha appena ricevuto l’incarico dalla regina Elisabetta II, recandosi a Buckingham Palace, ha parlato al Paese dinanzi a Downing Street.

Clamorosa vittoria, dunque, dei conservatori nelle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento di Westminster, un risultato che li mette in grado di fare un governo da soli. E dimissioni a catena di tutti i leader sconfitti: il laburista, Ed Miliband, il liberaldemocratico Nick Clegg e l’euroscettico Nigel Farage I dati non sono ancora definitivi (mancano ancora 4 da attribuire).

 

Gb: eletti quattro laburisti di origine cinese e bengalese

Ma i Tory del premier David Cameron superano ogni aspettativa e conquistano la maggioranza assoluta dei seggi nella Camera dei Comuni, con 327 seggi (ne ha guadagnati 23). Netta sconfitta dei diretti rivali, il partito laburista di Ed Miliband, che era dato dai sondaggi testa a testa con i laburisti e invece non e’ andato oltre i 232 deputati (perdendone 26).

La sconfitta del Labour e’ anche dovuta all’enorme successo dei separatisti scozzesi (lo Scottish National Party, Snp) a nord del Vallo di Adriano, che si sono accaparrati 56 seggi dei 59 disponibili in Scozia, tradizionale roccaforte dei laburisti. Da segnalare anche la debacle dell’Ukip, che nonostante l’enorme successo di voti, a causa del sistema uninominale britannico e’ riuscito a portare a Westminster, almeno per ora, solo un parlamentare.

Neanche il leader euroscettico Nigel Farage, alleato del Movimento 5 Stelle a Bruxelles, e’ riuscito ad essere eletto. Grandi sconfitti i liberaldemocratici, di fatto decimati (portano solo 8 deputati in Parlamento e ne hanno persi 48), che hanno pagato un prezzo altissimo all’accordo di coalizione con i conservatori, nell’ultimo quinquennio.

Cameron e’ gia’ uscito da Buckingham Palace dove ha raccolto il consenso della regina a formare un nuovo governo; e quando rientrera’ a Downing Street, parlera’ al Paese. Ma ha gia’ detto che e’ stata “la vittoria piu’ dolce di tutte”. Nel frattempo, il terremoto ha provocato le dimissioni di tutti gli sconfitti. Per primo Nigel Farage che nel collegio di Thanet South ha preso 16.026 voti, non riuscendo tuttavia ad aggiudicarsi il seggio.

Era la settima volta che tentava di diventare deputato. Farage ha detto di essere un uomo di parola e che dunque mantiene l’impegno che aveva preso con gli elettori, dimettersi in caso di mancata conquista del seggio; si e’ pero’ lasciato aperto una porta, spiegando che decidera’ dopo l’estate, a settembre, se ripresentarsi di nuovo per la leadership.

Anche Nick Clegg ha lasciato: con le lacrime agli occhi, ha ammesso che e’ stata la sconfitta peggiore della storia del partito. E infine si e’ dimesso Ed Miliband, che e’ si preso tutta la responsabilita’ della sconfitta. Lo spoglio e’ ancora in corso (dovrebbe terminare intorno alle 15) e le previsioni delle 13 davano ai Tory 331 seggi finali (+29), al Labour 232 (-24), all’SNP 56 (+50), ai LibDem 8 (-48), all’Ukip e ai Verdi un seggio a testa. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 mag. – Alan Mak e’ il primo candidato di origine cinese ad essere eletto alla Camera dei Comuni britannica. Del partito conservatore del premier uscente David Cameron, ha ottenuto 23.159 voti (il 51% delle preferenze) e ha conquistato il seggio del collegio di Havant, nel sud-ovest del Paese. Per ora e’ l’unico politico su 11 candidati di origine cinese ad aver conquistato un seggio nel nuovo Parlamento inglese, le cui elezioni si sono svolte ieri 7 maggio. Alle elezioni si sono presentati anche 13 candidati di origine bangladeshi e tre di loro sono stati eletti: sono le laburiste Tulip Siddiq, Rushanara Ali e Rupa Huq. Tulip Siddiq, nipote di Sheikh Mujibur Rahman (Primo ministro del Bangladesh nel 1971, dopo l’indipendenza del Paese dal Pakistan) e parente dell’attuale Primo ministro Sheikh Hasina, ha ottenuto 23.977 voti nel collegio elettorale di Hampstead and Kilburn. Lo sfidante conservatore Simon Marcus, invece, si e’ fermato a 22.839 preferenze. Le altre due candidate laburiste – Rushanara e la dottoressa Rupa – hanno vinto, rispettivamente, il seggio della circoscrizione di Bethnal Green and Bow (24.317 voti) e quello del distretto londinese Ealing Central and Acton (22.002 voti). La vittoria dei candidati asiatici alla House of Commons britannica – scrive l’agenzia Asianews – rappresenta il primo caso nella storia della democrazia inglese. Alcuni analisti sostengono che l’elezione del cinese Alan Mak possa rappresentare un punto di svolta per la politica del Regno Unito, anche se il neo-deputato ha tenuto a sottolineare il suo disinteresse nei confronti dell’appartenenza etnica. In una intervista al Post Magazine prima delle elezioni, Mak ha preferito concentrarsi su “questioni piu’ importanti”. Egli ha respinto come “ingenue” le aspettative di coloro che interpretavano la sua eventuale vittoria come occasione per farsi portavoce nel partito Tory delle richieste della comunita’ cinese, il terzo gruppo etnico del Paese con 500mila appartenenti. Mak ha dichiarato al giornale: “Non ho alcun interesse per quello che le persone di Hong Kong o della Cina pensano di me, perche’ io non li rappresento. Io rappresento il popolo di Havant”. E’ poi sfaccettata l’appartenenza politica dei 59 candidati di origine indiana, nessuno di loro ancora eletto – ma possono contare sul voto circa 615mila lavoratori immigrati e su 1,5 milioni di cittadini provenienti dall’India.(AGI) .

(AGI) – Roma, 8 mag. – La decisone non e’ presa in Aula, ma dagli uffici di presidenza dei due rami del Parlamento, e la cosa non piace a tutti. Ma adesso la decisione e’ presa e, con grande soddisfazione dei presidenti Pietro Grasso e Laura Boldrini, si stabilisce che deputati e senatori colpiti da condanne superiori ai due anni, per reati di mafia terrorismo e contro la pubblica amministrazione, perderanno il vitalizio. Che poi e’ la pensione per gli anni in cui si e’ seduti a Montecitorio e Palazzo Madama. Un appannaggio che risulta abolito per le legislature future, per tutti: condannati e no.

 

“Una bella giornata”, commenta una Boldrini raggiante. La pensano piu’ o meno come lei Pd, Scelta Civica, Fdi e Sel.

 

Forza Italia no: ha abbandonato i lavori non partecipando al voto.

 

 

 

La stessa cosa, ma per motivazioni opposte, che fanno i grillini. Per loro e’ troppo poco, come per Fi e’ troppo. “C’e’ sempre qualcuno che dice ‘si poteva fare di piu”, ma finora mai nessuno era riuscito a fare questo”, ribatte da lontano Boldrini, che ha in mente anche la Lega. Poi a Roma, di fronte a Montecitorio, piomba Grillo e i toni si innalzano. Per lui e’ tutta una porcata, una legge col trucco incorporato.

Anche la sola parola ‘vitalizio’ scatena in lui l’orrore. Per Laura Boldrini ha parole appena piu’ leggere, per Mattarella sarcasmo legato all’Italicum. Che poi, aggiunge, e’ una legge che fa piu’ comodo al M5S che non a chi l’ha voluta. E con quest’ultima osservazione ci si ricorda che siamo nel pieno della campagna elettorale per le regionali. Che, a sentir Grillo, in fondo sono inutili. Tanto lui le regioni le vorrebbe abolire. Altro che risparmio sui vitalizi.(AGI)

(AGI) – Roma, 8 mag. – Il governo e’ “irresponsabile” perche’ tre giorni dopo lo sciopero e le manifestazioni dei lavoratori della scuola contro la riforma non ha ancora convocato i sindacati. Cosi’ una nota unitaria di Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams, nella quale si avverte anche che “la mobiltazione continuera’ in tutte le realta’ territoriali fino a coinvolgere le attivita’ di scrutinio finale”. “Quello di martedi’ 5 maggio – si legge nel comunicato – e’ stato lo sciopero piu’ partecipato del personale della scuola. Anche la Funzione Pubblica ne ha certificato la portata. Quasi l’80% del personale della scuola ha rinunciato ad una giornata di lavoro, ha partecipato alle manifestazioni, per far sentire forte la protesta nei confronti del provvedimento ora all’esame della Camera. La partecipazione delle famiglie, di tante associazioni e degli studenti, gli attestati di solidarieta’, hanno mostrato come il tema della scuola e il rispetto per chi la fa funzionare, sia fortemente sentito come fondante per il nostro Paese. Dopo tre giorni e’ irresponsabile da parte del Governo ? che avrebbe dovuto rispondere immediatamente ad una protesta cosi’ ampia del mondo della scuola e al segnale chiaro di uno sciopero cosi’ partecipato ? non aver convocato i sindacati che hanno indetto lo sciopero per affrontare i tre punti chiari che sono stati posti: precari, superpoteri al dirigente, tutele contrattuali e rinnovo del contratto nazionale. Tre giorni durante i quali sono continuate le proteste nelle scuole, proprio in una fase delicatissima dell’anno scolastico. Ora e’ urgente una convocazione da parte del governo”. “Non si puo’ ignorare – continua la noat dei sindacati – che lo sciopero del 5 maggio ha confermato che sul disegno di legge non c’e’ il consenso del Paese e del mondo della scuola e senza scelte condivise non si puo’ migliorare la qualita’ del sistema di istruzione e formazione. In merito agli emendamenti che la Commissione Cultura della Camera sta predisponendo, e che ci sono stati annunciati nel corso dell’incontro con il Partito democratico, seguiremo con attenzione tutti gli esiti ribadendo la necessita’ che ci siano radicali cambiamenti del testo del disegno di legge”. Intanto, agiunge il sindacato, “abbiamo attivato una campagna capillare di informazione nelle scuole, attraverso le Rsu di tutti i sindacati scuola, per coinvolgere il personale della scuola sugli esiti del confronto e del dibattito parlamentare. Continueremo la mobilitazione in tutte le realta’ territoriali con iniziative che coinvolgeranno le istituzioni locali, le rappresentanze politiche, la cittadinanza, che facciano sentire le ragioni di merito che sono alla base della proteste dei sindacati su precariato del personale ata e docente, superpoteri al dirigente come figura monocratica e contrattazione. Sulle criticita’ del disegno di legge abbiamo inviato ripetutamente alle forze politiche e al Governo le nostre proposte. In assenza di adeguate risposte – conclude la nota – la mobilitazione continuera’ fino a coinvolgere le attivita’ di scrutinio finale”.(AGI) .

La società avrebbe già contattato varie realtà impegnate nella produzione di serie per YouTube, così come altre compagnie per acquisire contenuti già esistenti. Un annuncio forse già il prossimo 20 maggio



In questa puntata del TGTech parliamo di Tesla Powerwall, ovvero la prima batteria per alimentare la casa. E poi di Daimler Trucks che porta sulle strade pubbliche il primo TIR a guida autonoma. Si continua con Google Sky, ovvero come Google si libererà di Java su Android.



(AGI) – Roma, 8 mag. – “L’Agcom dica no alla proposta di Poste Italiane di recapitare la corrispondenza, e con essa i giornali agli abbonati, a giorni alterni in 5.296 Comuni, perche’ inaccettabile. Rappresenta, infatti, una palese violazione dei diritti di cittadinanza e del diritto all’informazione, negando l’accesso all’informazione quotidiana e penalizzando l’accesso all’informazione periodica ai cittadini di 5.296 (su 8.046) comuni italiani”. Lo ha sostenuto la Fieg nel corso dell’audizione svolta stamane presso l’Agcom nell’ambito della consultazione pubblica sull’attuazione di un modello di recapito a giorni alterni della corrispondenza avanzato da Poste Italiane. “La proposta di Poste – ha dichiarato Maurizio Costa, presidente della Fieg – e’ ancora piu’ grave se si considera che in molti degli oltre 5mila comuni interessati il recapito postale costituisce l’unico mezzo di accesso alla stampa. Negare ad un quarto dei cittadini italiani la possibilita’ di ricevere ogni giorno il proprio quotidiano e con tempestivita’ il proprio periodico costituisce, oltre che un pesante e irreparabile danno per le imprese editrici, una lesione grave di un principio costituzionalmente garantito quale quello del diritto all’informazione”. Gli editori si appellano all’Agcom, “Autorita’ con il compito tra gli altri di vigilare e garantire a tutti i cittadini l’accesso all’informazione”, affinche’ non autorizzi l’attuazione del modello proposto che costituisce una “palese violazione della direttiva europea sul mercato dei servizi postali che prescrive la distribuzione a domicilio della posta, e quindi dei giornali agli abbonati, almeno cinque giorni lavorativi a settimana”. In tale contesto, secondo la Fieg “e’ pretestuoso considerare la scelta di un quarto dei cittadini di vivere nei 5.296 comuni individuati da Poste una ‘circostanza o condizione geografica eccezionale’, tale da consentire di derogare al principio garantito dalla direttiva europea”. (AGI)

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