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Sembra esserci un tema ricorrente in questo marzo denso di uscite videoludiche, un filo rosso che attraversa gran parte delle produzioni che hanno allietato e allieteranno gran parte dei nostri giorni a venire: natura selvaggia.

Che sia nel mondo di Hyrule o in una Terra popolata da macchine preistoriche oppure in una landa post apocalittica esplorabile solamente da androidi, è impossibile non rilevare qualche somiglianza o, comunque, qualche coincidenza decisamente curiosa.
 L’unica variabile in tal senso, è che Ghost Recon: Wildlands non riesce assolutamente ad avvicinarsi alla pletora di capolavori citati in questa introduzione, rivelando due facce diverse della stessa medaglia e riuscendo ad avere diversi pregi e difetti contemporaneamente, centrando però l’obiettivo primario di qualsiasi videogioco: divertire.

Ghost Recon Wildlands

Avviando il gioco per la prima volta verremo accolti da una cinematica introduttiva d’impatto, studiata per narrarci la “lore” di gioco e raccontando con un’enfasi degna di un Dark Souls le vicende del cartello Santa Blanca: un semplice giro di spaccio che, come in ogni storia d’amore in stile Narcos, finisce per diventare una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo. Arriverà col tempo a possedere una quantità spropositata di mezzi e armi e a ungere un numero incalcolabile di funzionari pubblici, partendo dai semplici poliziotti fino alla creazione di un narco-stato.

Il tutto, raccontato dalla voce di El Sueño, capo del cartello e doppiato da quell’icona vivente di Luca Ward (che ci aspettiamo di sentire presto come voce di Sam Fisher). Una volta partita la trama, però, le cose cominciano già a sembrare molto più banali e le motivazioni che spingono all’attivazione della pattuglia fantasma potevano sicuramente essere più elaborate ed emozionanti: quel minimo sindacale per ottenere una narrazione, se non originale, quanto meno coinvolgente.

Basta però cominciare a prendere seriamente il pad in mano e passare alla schermata di creazione del nostro avatar per renderci conto che sarà improbabile riuscire a creare qualcosa di davvero originale come personaggio, cosa che Wildlands conferma la doppia natura sotto tutti i punti di vista.

Ghost Recon Wildlands

Nonostante la sua appartenenza a una serie che in passato ci ha abituato a un gameplay molto tattico, Wildlands opera alcuni cambiamenti votati all’estensione del suo target di riferimento, primo fra tutti l’open world: una vastissima porzione di Bolivia si estende di fronte a noi, realizzata con una certa cura per essere il nostro campo di battaglia a 360 gradi e offrendo spaccati realistici su quello che potrebbe essere un narco-stato perfetto. A questo si aggiunge l’altrettanto inedita visuale in terza persona, mutuata probabilmente dall’esperienza di The Division e qui riproposta nonostante, in fase di mira, sia possibile passare dalla terza alla prima persona senza alcun problema, accontentando gli amanti della precisione pura.

Resta invece intatto l’impianto tattico, con assalti pianificabili con perizia per garantire il massimo del rendimento con il minimo sforzo, anzi, rumore. Diventare migliori amici del nostro drone del nostro binocolo sarà questione di ore, soprattutto quando si giungerà a fasi estremamente calde del gioco in cui essere stealth diventa quasi obbligatorio, soprattutto se si sceglierà di giocare a una difficoltà alta.

Ghost Recon Wildlands

Wildlands tuttavia non vieta in alcun modo i comportamenti spregiudicati e, al netto del rischio che ne deriva, non vi disturberà più di tanto se deciderete di farvi impossessare dallo spirito del colonnello John Matrix, soprattutto con il giusto equipaggiamento o abilità. Ebbene si, amanti degli skill trees, anche il nuovo capitolo di Ghost Recon ha deciso di cedere a questa invenzione dei GDR, proponendo un alberò abilità suddiviso in Armi, Drone, Oggetti, Forza, Squadra e Supporto Ribelle e con altrettante sottosezioni dove potrete personalizzare e migliorare al massimo il vostro personaggio. Crescerete accumulando punti abilità guadagnati completando missioni principali e secondarie, ma anche aiutando le sacche ribelli e altro ancora.

Quello che però può radicalmente cambiare il vostro rapporto con il gioco è la linea tutt’altro che sottile tra single player e multiplayer: se deciderete di fare i lupi solitari, infatti, il gioco vi affibbierà tre compagni guidati da un IA che vi accompagneranno nelle vostre scorribande boliviane, rivelandosi anche abbastanza utili in diversi frangenti ma che, a distanza di una manciata di ore, potreste odiare per via della loro ottusità. Ottusità che, tra l’altro, è simile in maniera inquietante ai nemici che incontreremo e che saranno letali esclusivamente se in un numero decisamente grande oppure se dotati di armi da fuoco dal potere distruttivo elevato, rivelandosi altrimenti dei meri bersagli senza alcun potere.

Se però deciderete di giocare con degli amici, possibilmente competenti, Wildlands è capace di soddisfare appieno ogni vostro desiderio, esaltando la componente tattica del gioco a un livello superiore anche in termini di divertimento. Non mancano certo degli svarioni clamorosi come nell’eventualità che un membro della squadra venga scoperto, cosa che porterà al rilevamento immotivato di TUTTO il team, ma riesce a intrattenere ad alti livelli meritandosi dopotutto quella dicitura Ghost Recon che, seppur cambiata, è ancora capace di regalare bei momenti.

Ghost Recon Wildlands

Passando al lato tecnico, qualcosa che va storto c’è, e pure tanto. Sia chiaro, provando il gioco su PlayStation 4 Pro abbiamo avuto modo di ammirare un’ottima gamma di colori in HDR e questa Bolivia digitale riesce a regalare degli scorci e dei panorami di indubbio gusto. I problemi, casomai, sono dati da un motore di gioco e un’ottimizzazione che non riesce sempre a fare il suo dovere, probabilmente a causa di diversi compromessi volti a rendere l’esperienza lineare e esente da qualunque caricamento.

Siamo di fronte a una mappa oggettivamente immensa e non avremo mai fastidiose interruzioni: il prezzo da pagare, però, è una realizzazione tecnica altalenante con dei fenomeni di pop up e renderizzazione davvero evidenti: un pugno nell’occhio soprattutto quando si viaggia con mezzi volanti. Mettiamoci anche, nonostante sia leggermente fuori tema, una visione della fisica molto creativa: per quanto non sia sempre scontato, guidare un veicolo di terra su Wildlands è un po’ come guidare sul burro, con un sistema di guida fin troppo arcade e molto problematico nelle strette strade boliviane, costruite in modo scriteriato sui lati di montagne scoscese e a rischio precipitazione di veicoli altissima.

Nulla da eccepire invece sul comparto sonoro: è difficile non innamorarsi di Radio Santa Blanca, network radiofonico ufficiale del cartello che, oltre a offrire musiche spiccatamente sudamericane, offre un gran numero di contributi audio di vario genere, tra proclami di El Sueño a testimonianze dei vari capi del cartello, facendo evolvere la sua programmazione man mano andremo avanti nel gioco, tutto doppiato in italiano. Buoni gli effetti sonori.

Ghost Recon Wildlands


Ghost Recon Wildlands vive di compromessi ma offre un’esperienza di gioco di buona fattura ed esaltante, pur chiedendo a mani giunte un approccio cooperativo per essere davvero apprezzabile a tutto tondo. Nel complesso siamo di fronte a un gioco che vale la candela e dovrebbe essere la prima scelta se cercate qualcosa di nuovo da giocare tra amici.

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