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(AGI) – Roma, 1 lug. – Il botulino ringiovanisce la pelle. Un
recente studio apre una nuova prospettiva sull’utilizzo della
tossina botulinica di tipo A: “Se iniettata direttamente nella
cute – e non quindi nei muscoli – stimolerebbe la produzione di
collagene, portando ad un complessivo ringiovanimento della
pelle. Si tratta di un effetto antiaging potenzialmente
superiore a quello delle tecniche di medicina estetica
conosciute e gia’ in uso”, ha detto Maurizio Benci, consigliere
e socio fondatore dell’Associazione italiana Terapia Estetica
Botulino (Aiteb). “Questo e’ il primo studio clinico – ha
proseguito – sull’uso intracutaneo della tossina botulinica che
conferma quanto era gia’ stato rilevato in alcune ricerche in
vitro. Ovvero: gli effetti positivi della tossina botulinica
sui fibroblasti cutanei, in termini di rigenerazione cellulare
e produzione di collagene, quindi di ringiovanimento. Andranno
fatti ulteriori approfondimenti, ma si tratta di una
rivoluzione che apre molti altri ambiti di applicazione del
botulino in medicina”. Lo studio, condotto da due medici
canadesi e pubblicato recentemente sul Jama Facial Plastic
Surgery dell’American Medical Association, ha preso in
considerazione un campione di 43 donne con un’eta’ media di
circa 52 anni che non si erano mai prima di allora sottoposte a
un trattamento con botulino e che presentavano delle leggere
rughe nella zona perioculare. Le donne sono quindi state
trattate con la tossina botulinica per via intracutanea: la
loro condizione e’ stata valutata per un periodo di quattro
mesi per quanto riguarda gli effetti sulla cute. Per tutto il
periodo i medici hanno valutato con sofisticate apparecchiature
l’elasticita’ e la resistenza della pelle arrivando alla
conclusione che tutti i pazienti presentavano un sensibile
miglioramento dei valori. Queste variazioni sono state ritenute
non conducibili all’infiammazione dettata dalla semplice
puntura, ma agli effetti della tossina. “Questo studio fornisce
prove che la tossina botulinica migliora le proprieta’
biomeccaniche della pelle stimolando la formazione di collagene
e riattivando cosi’ un processo di ringiovanimento”, ha
aggiunto Benci.

(AGI) – Washington, 1 lug. – Bere due bicchieri di succo di
mirtillo al giorno puo’ ridurre il rischio ictus o malattie
cardiache. Lo ha scoperto uno studio del Dipartimento
dell’Agricoltura degli Stati Uniti che ha coinvolto 56 persone.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, ognuno dei
quali ha seguito due diete controllate diverse. Un gruppo ha
quindi bevuto circa due bicchieri di succo di mirtillo a basso
contenuto calorico al giorno, mentre l’altro un placebo di
colore e sapore simile al succo. I ricercatori hanno analizzato
alcuni indicatori di salute, tra cui la pressione arteriosa, i
livelli di zucchero e di lipidi nel sangue, ecc. Dopo otto
settimane, i partecipanti che hanno bevuto succo di mirtillo
hanno beneficiato di un miglioramento su tutti gli indicatori
di salute considerati. Questi cambiamenti, secondo i
ricercatori, potrebbero essere associati a una riduzione del 15
per cento del rischio ictus e del 10 per cento del rischio di
sviluppare malattie cardiache. I mirtilli contengono
polifenoli, composti che rafforzano le difese naturali del
corpo. “I risultati dello studio suggeriscono che i polifenoli
aiutano a proteggere il nostro corpo e possono essere in grado
di mantenere a bada un gran numero di disturbi”, ha detto
Christina Khoo, una delle autrici dello studio.
.

(AGI) – Londra, 1 lug. – Per cancellare un trauma non serve a
nulla dormirci su. Per fermare i flashback inquietanti, i
cosiddetti “ricordi intrusivi, la miglior strategia e’ infatti
rimanere svegli. Uno studio dell’Universita’ di Oxford ha
scoperto che un periodo di privazione di sonno puo’ aiutare a
contrastate i ricordi di un evento traumatico. Per arrivare a
queste conclusioni, pubblicate sulla rivista Sleep, i
ricercatori hanno chiesto a un gruppo di persone di vedere un
film contenente scene emotivamente traumatiche. Ad alcuni
soggetti e’ stato permesso di tornare a casa a dormire, altri
invece sono stati costretti a rimanere svegli. “Il gruppo che
ha sperimentato la privazione di sonno ha avuto esperienza di
un minor numero di ricordi intrusivi rispetto ai soggetti che
hanno dormito”, ha spiegato Katharina Wulff, una delle autrici
dello studio. “Sappiamo che il sonno migliora le prestazioni
della memoria, inclusa quella emotiva, ma possono esserci casi
in cui ricordare e’ inutile”, ha aggiunto. Alla base delle
conclusioni degli studiosi ci sarebbe una teoria logica: se il
sonno aiuta a conservare i nostri ricordi, la privazione di
sonno potrebbe “cancellare” quelli traumatici. Tuttavia, come
hanno specificato gli studiosi, occorrono ulteriori studi per
comprendete meglio il legame tra la privazione di sonno e i
flashback traumatici.

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