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(AGI) – Washington, 23 lug. – Un tipo di farmaco antidiabete
potrebbe contribuire a prevenire il morbo di Parkinson. A
scoprirlo e’ stato un gruppo di ricercatori della London School
of Hygiene and Tropical Medicine in uno studio pubblicato sulla
rivista Plos Medicine. Dai risultati e’ emerso che le persone
che assumono glitazone hanno meno probabilita’ di ammalarsi di
Parkinson rispetto ai pazienti che prendono altri farmaci per
il diabete. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori
hanno confrontato le cartelle cliniche di 44.597 persone a cui
e’ stato prescritto il glitazone con quelle di 120.373 persone
che seguono altri trattamenti contro il diabete. Ebbene, nel
gruppo di soggetti che hanno assunto glitazone sono stati
rilevati un minor numero di casi di Parkinson. Il farmaco pero’
non ha avuto alcun beneficio duraturo. Qualsiasi potenziale
protezione, infatti, e’ scomparsa una volta che i pazienti
hanno cambiato terapia. “I nostri risultati – ha detto Ian
Douglas, autore principale dello studio – forniscono una prova
unica che ci auguriamo possa condurre a ulteriori indagini su
potenziali trattamenti per il Parkinson”. Lo scienziato
suggerisce che queste terapie potrebbero essere piu’ utili
nelle prime fasi della malattia, quando i nervi sono
danneggiati poco. Tuttavia, siccome il glitazone e’ stato gia’
collegato a gravi problemi cardiaci e alla vescica, gli
studiosi precisano che le persone sane non dovrebbero
assumerli. Invece, suggeriscono di effettuare ulteriori
ricerche sull’argomento.
.

(AGI) – Ontario, 23 lug. – Gli adolescenti che trascorrono piu’
di due ore al giorno sui siti di social network – es. Facebook,
Twitter, Instagram – hanno piu’ probabilita’ di sviluppare un
problema di salute mentale, come forte stress psicologico e
pensieri suicidi. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di
uno studio dell’Ottawa Public Health (Canada), pubblicate sulla
rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking. I
ricercatori hanno analizzato i dati di giovani studenti
raccolti nell’Ontario Student Drug Use and Health Survey. Circa
il 25 per cento degli adolescenti ha dichiarato di utilizzare
siti di social network per piu’ di due ore al giorno. Dal
confronto con gli studenti che hanno frequentato per meno tempo
questi siti e’ emerso che coloro che trascorrono piu’ tempo su
Facebook, Twitter e Instagram hanno piu’ probabilita’ di
sviluppare problemi psicologici. Secondo i ricercatori, questi
risultati dovrebbero essere da monito per i genitori e
suggeriscono l’opportunita’ di aumentare l’offerta di servizi
di supporto psicologico sui siti di social network.
.

(AGI) – Roma, 22 lug. – L’olio extravergine di oliva potrebbe
prevenire e curare il diabete. Almeno questo e’ quanto emerso
da uno studio dell’Universita’ La Sapienza di Roma, pubblicato
sulla rivista Nutrition & Diabetes. I risultati sono stati
presentato questa mattina, alla presenza del rettore Eugenio
Gaudio, da Francesco Violi, coordinatore dello studio. Lo
studio ha dimostrato che l’olio extravergine di oliva riduce la
glicemia ed aumenta l’insulinemia nei pazienti sani aprendo
interessanti prospettive circa il suo uso nei pazienti con
diabete, in cui la glicemia post-prandiale puo’ essere molto
elevata e potenzialmente dannosa per il sistema
cardio-circolatorio. Negli studi finora pubblicati non era
stato mai individuato il meccanismo attraverso il quale l’olio
interferisse con il metabolismo del glucosio. Nella ricerca e’
stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti
sani randomizzati sperimentando, con una metodologia
“cross-over”, la somministrazione di una dose di 10 grammi di
olio d’oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo. I
ricercatori hanno verificato gli effetti della somministrazione
del nutriente sia rispetto a un pranzo nel quale non era
presente l’extravergine (I studio), sia rispetto a un pranzo
nel quale era presente l’olio di semi (II studio). Prima del
pasto (ore 13,00) e 2 ore dopo (ore 15,00) sono stati studiati
il profilo glucidico dei soggetti (glucosio, insulinemia, ed
incretine) e il profilo lipidico (colesterolemia,
triglicerididemia e HDL colesterolo). I risultati della ricerca
hanno dimostrato che 2 ore dopo il pasto, i soggetti che
assumevano l’olio d’oliva avevano valori significativamente
pii’ bassi di glicemia e livelli piu’ alti di insulinemia; a
lato di cio’ era evidenziato un aumento significativo delle
incretine e una riduzione significativa del colesterolo serico.
(AGI)
.

(AGI) – Londra, 22 lug. – Supplementi di vitamina D o di calcio
potrebbero non contribuire a prevenire l’osteoporosi.
Potrebbero invece provocare danni attraverso complicanze renali
e ictus. Lo ha detto un gruppo di scienziati della Nuova
Zelanda in un editoriale pubblicato sul British Medical
Journal, secondo i quali i benefici di questi supplementi
sarebbero stati enormemente esagerati dai loro produttori. In
passato si riteneva che supplementi di calcio aiutassero a
rafforzare le ossa e che la vitamina D favorisse l’assorbimento
del corpo. Ma diversi importanti studi pubblicati negli ultimi
dieci anni, come hanno spiegato i ricercatori neozelandesi, non
hanno trovato alcuna prova che gli adulti che prendono queste
pillole hanno meno probabilita’ di subire fratture ossee. Per
questo gli studiosi invitano a riflettere sui costi-benefici di
questi supplementi.
.

(AGI) – Londra, 22 lug. – Trascorrere il tempo con il proprio
cucciolo domestico riduce lo stress, migliora l’autostima e
promuove il benessere generale. A confermarlo e’ stata Mia
Cobb, ricercatrice della Monash University in Australia, come
riporta il quotidiano britannico Daily Mail. Secondo la
studiosa accarezzare il proprio gatto o cane aumenta il
rilascio di ossitocina, il cosiddetto “ormone della felicita’”.
Questo aiuterebbe ad alleviare lo stress e ad abbassare il
battito cardiaco. Gli amici pelosi, inoltre, sembrerebbero
sopperire alla lontananza di amici e familiari. “Questo
suggerisce che il rapporto con il proprio animale domestico e’
altrettanto efficace nel sostegno sociale, come quello di un
amico o di un familiare”, ha detto Cobb. (AGI)

(AGI) – Londra, 22 lug. – Basta dormire male una sola notte per
subire alterazioni importanti dei geni che controllano
l’orologio biologico delle cellule del nostro corpo. Questo
significa che le conseguenze possono essere piuttosto varie: da
cambiamenti nella temperatura corporea a quelli dell’appetito,
fino all’attivita’ cerebrale. A dimostrarlo e’ stato uno studio
della Uppsala University (Svezia), pubblicato sul Journal of
Clinical Endocrinology and Metabolism. I ricercatori hanno
coinvolto nello studio 15 uomini sani di peso normale che, in
due diverse occasioni, hanno trascorso due notti in
laboratorio. La seconda notte i partecipanti hanno dormito piu’
di otto ore, nella prima c’e’ chi ha dormito e chi no. Gli
studiosi hanno poi prelevato campioni di tessuto dal grasso
superficiale dello stomaco e del muscolo della coscia. Si
tratta di due tipi di tessuto importanti per la regolazione del
metabolismo e per il controllo dei livelli di zucchero nel
sangue. Campioni di sangue sono stati prelevati prima e dopo
che i partecipanti hanno consumato una soluzione di zucchero
per testare la loro sensibilita’ all’insulina e il rischio di
soffrire di diabete. Dall’analisi dei campioni di tessuto e’
emerso che, dopo solo una notte in bianco, i geni dell’orologio
biologico delle cellule sono cambiati. “Per quanto ne sappiamo,
siamo i primi a dimostrare direttamente che possono verificarsi
cambiamenti epigenetici dopo la perdita di sonno negli esseri
umani anche in questi importanti tessuti”, ha detto Jonathan
Cedernaes, autore principale dello studio. I ricercatori hanno
detto di non sapere se questi cambiamenti sono permanenti o
meno. “E’ possibile che questi cambiamenti vengano ripristinati
dopo una o due notti di buon sonno”, ha sottolineato Cedernaes.
(AGI)

(AGI) – Washington, 22 lug. – L’agopuntura e’ davvero in grado
di alleviare il dolore. A stabilirlo e’ stato uno studio della
Georgetown University di Washington, pubblicato sulla rivista
Endocrinology. I risultati suggeriscono che l’antica pratica
cinese, che consiste nell’inserimento di aghi sottili in
diverse parti del corpo, puo’ “ridurre lo stress e il dolore, e
potenzialmente la depressione”. Per arrivare a queste
conclusioni i ricercatori hanno testato gli effetti
dell’agopuntura su topi regolarmente esposti a freddo estremo.
Lo scopo era quello di imitare quel genere di cambiamenti
biologici che avvengono a seguito di un lutto o di una
situazione mentale estrema e costante. In queste circostanze,
infatti, gli ormoni dello stress si alzano, aumentando le
probabilita’ di sviluppare una serie di problemi di salute, tra
cui l’ipertensione e la depressione. Alcuni topi sono stati
sottoposti ad agopuntura, altri invece non sono stati trattati
affatto oppure sono stati “Infilzati” da aghi senza seguire i
criteri della pratica cinese. Ebbene, dai risultati e’ emerso
che i topi trattati con l’agopuntura hanno mostrato minor segni
di depressione e ansia, sintomo quest’ultimo di dolore. “Questo
lavoro fornisce un quadro di riferimento per i futuri studi
clinici sui benefici dell’agopuntura, sia prima che durante
eventi stressanti cronici”, ha concluso Ladan Eshkevari,
autrice dello studio.
.

(AGI) – Cagliari, 21 lug. – “Siamo geneticamente predisposti a
scegliere certi alimenti e a evitarne altri”. La rivista
scientifica internazionale Plos One pubblica i lavori dello
staff di Iole Tomassini Barbarossa, studiosa dell’universita’
di Cagliari che collabora con la Rutgers University del New
Jersey (Usa). L’esito del lavoro e’ stato pubblicato con il
titolo “Dose-Dependent Effects of L-Arginine on PROP Bitterness
Intensity and Latency and Characteristics of the Chemical
Interaction between PROP and L-Arginine”. “Un aspetto
interessante di come la fisiologia del senso del gusto possa
influenzare le scelte alimentari di ciascun individuo e di come
si possa intervenire sul gusto di un alimento sono gli
argomenti della nostra ricerca”, spiega la
ricercatrice.”Ciascun individuo – spiega Iole Tomassini
Barbarossa – e’ geneticamente predisposto a scegliere certi
alimenti e a evitarne altri”. In due recenti lavori pubblicati
sulla rivista Plos One la studiosa ha mostrato che alcune
proteine salivari, interagendo con le sostanze chimiche degli
alimenti, possono favorirne la percezione gustativa e che
questa azione facilitante dipende da specifici aminoacidi
presenti nella sequenza di queste proteine. Nell’ultima sua
pubblicazione, sempre su Plos One, scaturita dalla
collaborazione tra competenze di fisiologia, chimica e
biochimica dell’Universita’ di Cagliari e il Department of Food
Science of Rutgers University, viene dimostrato che queste
proteine salivari ed, in particolare l’aminoacido Arginina
“sono in grado di aumentare la percezione gustativa in
relazione alla loro concentrazione nella saliva e che la loro
supplementazione puo’ aumentare la percezione gustativa in
maniera dose dipendente soprattutto nelle persone che ne sono
mancanti fisiologicamente”. Inoltre, in questo lavoro viene
dimostrato che queste molecole nella saliva svolgono la
funzione di “carriers” che legandosi alle sostanze chimiche
degli alimenti sono in grado di veicolarle verso i siti
recettore delle cellule gustative favorendone cosi’ la
percezione. “La supplementazione di molecole semplici, come
l’Arginina, potrebbe essere – aggiunge la docente dell’ateneo
cagliaritano – una strategia per modificare selettivamente le
risposte gustative e potrebbe aprire le frontiere nelle moderne
‘Food sciences’ per la realizzazione di cibi che, combinando i
valori edonistici con quelli dietetici, sono destinati a
pazienti spesso costretti a menu’ punitivi e privi di gusto”.

(AGI) – Vancouver, 21 lug. – Sta bene da 12 anni senza
medicinali una 18enne francese infetta dalla nascita dal virus
Hiv. Il caso e? stato illustrato durante una conferenza
sull?Aids a Vancouver dai medici dell?istituto Pasteur di
Parigi dove la giovane era stata sottoposta ad una terapia
intensive contro l?Aids nei primi anni della sua vita. La
giovane non e? considerata guarita ma il caso alimenta speranze
sulla possibilita’ di cura dell?Aids perche? non era mai
accaduto prima che il virus non si ripresentasse per un periodo
cosi? lungo di tempo in assenza di cure. La giovane aveva
contratto il virus dalla madre, malata di Hiv. Quando aveva 6
anni i genitori decisero improvvisamente di interrompere le
cure per sei mesi e da allora il virus non si e? piu?
ripresentato.(AGI)

(AGI) – Roma, 21 lug. – Nel 2014 diminuisce del 3% il consumo
di antibiotici, mentre la spesa si riduce del 2,8%. I maggiori
consumi in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, mentre
nella Provincia autonoma di Bolzano, in Liguria, in Friuli
Venezia Giulia e nel Veneto si registrano i consumi piu’ bassi.
Le categorie maggiormente impiegate sono state le penicilline,
seguite da macrolidi e chinoloni. E’ quanto si legge nel
Rapporto OsMed 2014 dell’Aifa, presentato questa mattina a
Roma.
Dall’analisi dei dati della Medicina Generale e delle Asl,
e’ emerso un miglioramento dei livelli di aderenza rispetto
allo scorso anno per i farmaci antipertensivi (+0,2%) e per gli
antidepressivi (+0,7%); per questi ultimi si registra inoltre
una diminuzione della percentuale dei pazienti che li assumono
in maniera occasionale (-1,6%). Persistono ampie aree di
inappropriatezza nell’uso degli antibiotici e dei farmaci per i
disturbi ostruttivi delle vie respiratorie. Le analisi
confermano il trend di forte crescita dei pazienti in
trattamento con farmaci antianemici biosimilari (+54,6%
rispetto al 2013), mentre si registra un’importante inversione
di tendenza nell’uso degli inibitori di pompa fuori dai criteri
di rimborsabilita’ Aifa (-7,2% rispetto al 2013). (AGI)

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