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(AGI) – Washington, 6 ago. – L’impronta genetica del tumore e’
presente nell’individuo fin dalle prime fasi di sviluppo
dell’embrione. LO hanno scoperto alcuni ricercatori americani
del Virginia Bioinformatics Institute. I ricercatori hanno
scoperto un legame tra il genoma delle cellule originarie della
cresta neurale e lo sviluppo di tumori – una scoperta che
potrebbe portare a nuovi modi per diagnosticare e curare il
cancro. La nuova scoperta, recentemente pubblicata sulla
rivista Oncotarget, spiega anche perche’ alcuni tipi di cancro
condividono caratteristiche genomiche e cliniche. La scoperta
potrebbe inoltre portare a nuovi modi per diagnosticare e
curare il cancro al cervello, come gliomi, medulloblastomi e
neuroblastomi; e il melanoma. Per rivelare quando si verificano
cambiamenti del genoma che provocano il cancro, il gruppo di
ricerca guidato da Harold Garner, ha analizzato una parte
spesso ignorata del genoma umano – sequenze di DNA ripetute
denominate ‘microsatelliti’. Esistono Oltre 1 milione di
microsatelliti nel genoma umano, anche in tessuti della cresta
neurale, un sottile strato di cellule all’interno di un
embrione che contiene le istruzioni genetiche per costruire
centinaia di tipi di cellule, dai neuroni alle cellule
surrenali. Quando le cellule migrano dalla cresta neurale, i
ricercatori dicono che le istruzioni possono diventare
incomprensibili, e questo porta alla formazione di cellule
tumorali. Tumori neurologici, per esempio, possono derivare da
cellule gliali che si sviluppano dalla cresta. I ricercatori
hanno osservato specifici indicatori tumorali note come loci
cancro associati dei microsatelliti o CAML. Il gruppo di Garner
ha dimostrato che queste regioni possono trasportare
informazioni utili sulle malattie che vanno dal cancro al
disturbo dello spettro autistico. I risultati sono stati
concessi in licenza a Genomeon, societa’ co-fondata da Garner
per sviluppare nuovi modi diagnostici e terapeutici.

(AGI) – Roma, 5 ago. – Assumere costantemente la pillola
anticoncezionale protegge le donne da due particolari forme di
cancro, anche a distanza di molti anni. A scoprirlo alcuni
ricercatori dell’Universita’ di Oxford che hanno pubblicato i
risultati delle loro ricerche sulla rivista Lancet Oncology.
Secondo le stime dei ricercatori inglesi, l’uso della pillola
avrebbe permesso di salvare dal cancro alle ovaie e dal cancro
all’endometrio negli ultimi dieci anni, almeno 200.000 donne
nei paesi ad alto reddito dove l’uso della pillola e’
relativamente piu’ diffuso e dove l’incidenza del cancro e’ in
aumento. Per arrivare a queste conclusioni, gli epidemiologi
inglesi guidati da Valerie Beral, hanno condotto un metastudio
che ha compreso 36 diversi lavori per un totale di circa 27.000
donne. La scoperta piu’ significativa e’ stata quella che ha
permesso di estendere la funzione protettiva nei confronti del
cancro anche a distanza di molti anni dall’assunzione della
pillola. “Le donne che hanno oggi 70 anni e che hanno preso la
pillola in gioventu’ stanno ancora godendo della sua
protezione” ha detto Beral. “E’ ora di iniziare a dire – ha
aggiunto la ricercatrice – che la pillola, non solo protegge
dalle gravidanze indesiderate, ma offre anche un certo grado di
protezione nei confronti del cancro”. Piu’ a lungo si e’ presa
la pillola, tanto maggiore e’ il potere preventivo. I
ricercatori hanno stimato che dal 1965 al 2014 circa 400.000
sono stati evitati. Di questi, almeno 200.000 negli ultimi
dieci anni. In pratica, cinque anni di pillola equivalgono a
una riduzione di rischio cancro all’endometrio pari al 25 per
cento. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 ago. – Mangiare peperoncino puo’ allungare la
vita di parecchi anni. E’ la conclusione a cui e’ giunto un
maxi-studio che ha monitorato le abitudini alimentari di quasi
500mila persone in Cina per sette anni. Il team internazionale
di ricercatori, guidato dall’Accademia Cinese di Scienze
Mediche, ha verificato che coloro che consumavano cibi piccanti
una o due volte a settimana riuscivano a ridurre del 10% il
rischio di mortalita’. Chi, poi, aggiungeva spezie ai propri
pasti dalle tre alle sette volte a settimana poteva contare su
un rischio di mortalita’ ridotto addirittura del 14%.
La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha
preso in esame persone dai 35 ai 79 anni provenienti da 10 aree
geografiche diverse della Cina. Ai partecipanti e’ stato
chiesto quale tipo di spezia consumassero piu’ spesso e quanto
spesso. Il peperoncino – largamente utilizzato in Cina – e’
stata la risposta piu’ frequente.
Del resto, osserva la ricercatrice Nita Forouhi,
dell’Universita’ di Cambridge, molte delle virtu’ del
peperoncino – e in particolare della capsaicina, l’alcaloide
che e’ responsabile della sua piccantezza – sono note: da
quella anti-ossidanti alle anti-infiammatorie e persino
anti-cancro.
Gli esperti, per ora, sono cauti; lo studio e’ stato
soltanto ‘osservativo’ e, pertanto, necessita di
approfondimenti tecnici per consigliare un cambio nello stile
alimentare. “Occorre un’ulteriore ricerca per stabilire se il
consumo di cibo piccante e’ in grado di migliorare la salute e
ridurre il tasso di mortalita’ in modo diretto o se e’ solo il
segno esterno di altri fattori concernenti le abitudini
dietetiche e lo stile di vita”, precisano.
.

(AGI) – Roma, 5 ago. – Anche l’ambiente puo’ determinare il
diabete di tipo II. Non si tratta di una malattia che e’
determinata solo dalla dieta. Lo hanno scoperto alcuni
ricercatori americani dell’Istituto per la Ricerca Biomedica
dell’Universita’ Nazionale del Messico (UNAM). In un articolo
apparso sulla rivista Investigation Y Desarrollo. I medici, di
solito, spiegano il diabete di tipo II, come conseguenza di una
esagerata assunzione di cibo e la mancanza di esercizio fisico;
tuttavia, ci sono circa 50 geni che causano cambiamenti nel
DNA, noti come polimorfismi, che, quando combinati con fattori
ambientali difficili sono ad aumentato rischio di sviluppare la
malattia. “Questo non significa che tutti coloro che sono
esposti ad inquinamento abbiano il diabete, solo coloro che
sono sensibili svilupperanno i polimorfismi”, dice Ostrosky
Wegman principale autore dello studio. Ci sono sostanze note
come obesogenico e diabetogena, come pesticidi, cadmio,
sostanza chimica bisfenolo A, tra gli altri, che possono
alterare i geni. Il piu’ noto e’ l’arsenico, che proviene dalle
acque sotterranee e contamina l’acqua di falda in molte zone
del mondo, anche in Italia. Il ricercatore della UNAM, che per
20 anni ha condotto diversi studi scientifici, ha scoperto che
le persone che bevono quest’acqua sono piu’ suscettibili di
sviluppare il diabete, perche’ l’arsenico modifica l’enzima
calpain 10, che altera la secrezione di insulina da parte del
pancreas. Wegman Ostrosky ha anche dimostrato che l’arsenico
oltre ad essere un fattore diabetogeno influenza anche lo
sviluppo del cancro della pelle e alla vescica. “Noi dobbiamo
sapere quali sostanze tossiche si accumulano nell’ambiente e
evitare l’esposizione a loro “.
.

(AGI) – Londra, 5 ago. – Da un semplice test delle urine sara’
piu’ facile diagnosticare un tumore al pancreas. Almeno
sembrano essere questi i principali risultati di una ricerca
realizzata da scienziati del Barts Cancer Institute presso la
Queen Mary University di Londra che sono stati pubblicati sulla
rivista Clinical Cancer Research. Diagnosticare in tempi
precoci questa forma di cancro e’ estremamente importante, per
sperare di allungare la sopravvivenza dei pazienti. I
ricercatori hanno scoperto tre diversi biomarcatori – LYVE1,
REG1A e TFF1 – tra oltre 1500 diverse proteine presenti nelle
urine di pazienti affetti da questa tipologia di tumore che,
nel novanta per cento dei casi, si sono rilevati efficaci
nell’individuazione della forma piu’ comune della malattia.
”Di solito la diagnosi arriva quando il tumore e’ gia’ in una
fase terminale, ma se diagnosticato in fase 2, il tasso di
sopravvivenza e’ del 20 cento, e nella fase 1, il tasso di
sopravvivenza per i pazienti con tumori molto piccoli puo’
aumentare fino al 60 per cento” ha detto una delle autrici
della scoperta, Fiona Osgun.
.

(AGI) – Roma, 4 ago. – Caldo da “bollino rosso” domani in sette
citta’ italiane e dopodomani in nove. Secondo l’ultimo
bollettino delle ondate di calore pubblicato on line dal
ministero della Salute, domani l’allerta di “livello 3”, il
piu’ elevato, riguardera’ Bolzano, Latina, Messina, Palermo,
Perugia, Reggio Calabria e Roma; dopodomani a queste citta’ si
aggiungeranno Firenze e Trieste. Allerta di “livello 2”, invece
(quello “arancione”) domani a Brescia, Campobasso, Firenze,
Rieti e Viterbo; dopodomani a Bologna, Brescia, Campobasso,
Frosinone, Genova, Milano, Napoli, Rieti, Verona e Viterbo.
Complessivamente, sempre dopodomani le citta’ a rischio “medio”
o “elevato” saranno dunque ben 19 sulle 27 monitorate.

(AGI) – Roma, 4 ago. – La tavola degli anziani italiani
presenta non pochi ingredienti rischiosi per la salute, tra
alimenti scaduti – consumati da uno su tre – e pietanze
scongelate male, lasciate scaldare fino a temperatura ambiente,
cosi’ aumentando in modo esponenziale specie con il gran caldo
il rischio di intossicazioni alimentari, cui le persone in la’
con gli anni sono piu’ vulnerabili rispetto alla popolazione
generale. Inoltre, le scelte alimentari dei nostri nonni non
brillano per equilibrio e sicurezza degli alimenti e lo dicono:
circa uno su tre ritiene di non nutrirsi in maniera
equilibrata, in particolare a causa di un consumo eccessivo di
zuccheri e di grassi o comunque ritiene di mangiare troppo. In
aggiunta, sempre uno su tre (il 33,8%) riferisce di mangiare
cibo scaduto, anche piu’ di una volta al mese. Sono solo alcuni
dei risultati dell’analisi condotta dai ricercatori dell
Universita’ Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico
Universitario A. Gemelli di Roma, coordinata da Patrizia
Laurenti, Professore Associato presso l’Istituto di Sanita’
Pubblica – Sezione Igiene (insieme a Chiara de Waure e i Medici
specializzandi Matteo Raponi Concetta de Meo) e da Francesco
Landi, del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia.
L’indagine, presentata a Roma in occasione della Giornata
per la Ricerca 2015 dell Universita’ Cattolica, e ha coinvolto
circa 200 anziani (eta’ media 74 anni). Circa un terzo della
popolazione intervistata riferisce di non nutrirsi in maniera
equilibrata, in particolare a causa di un consumo eccessivo di
zuccheri, di grassi o di cibo in generale. Questi dati sono in
accordo con l’analisi oggettiva del campione: infatti, si
osserva un indice di massa corporea medio con tendenza al
sovrappeso (25,8). Riguardo i temi di sicurezza e igiene il
33,8% degli anziani riferisce di mangiare cibo scaduto,
principalmente latte e latticini, ma anche alimenti non
deperibili (per es. biscotti) anche piu’ di una volta al mese.
Il 76% ha cura di fare la spesa personalmente soprattutto nei
supermercati e negli ipermercati anche se il 40% dell intero
campione non prende visione dell etichetta per valutare la
composizione nutrizionale del prodotto. Tra i diversi possibili
fattori di garanzia di sicurezza del prodotto, il 76% da’
maggior importanza alla provenienza. Per l’80% circa la
garanzia di sicurezza deriva anche dalla preparazione personale
dei cibi. Oltre il 70% riconosce la responsabilita’ del
consumatore e quasi l’80% quello delle autorita’ preposte ai
controlli nella garanzia di sicurezza .Una percentuale
variabile tra il 10% e il 30% non rispetta tutte le principali
norme igieniche nella preparazione dei cibi (scongelamento a
temperatura di frigorifero, lavaggio delle mani dopo aver
manipolato cibi crudi o sgusciato uova, lavaggio delle
superfici di contatto, lavaggio di frutta e verdura). Nello
specifico ben un intervistato su due (50%) dichiara di
scongelare i cibi a temperatura ambiente prima della
preparazione, esponendosi a rischi di intossicazioni che
possono potenzialmente derivare da moltiplicazioni batteriche
favorite dalla temperatura ambientale, particolarmente elevata
nella stagione estiva.
.

(AGI) – Roma, 4 ago. – Gli scienziati dell’Universita’ russa di
San Pietroburgo, la ITMO hanno sviluppato vasi sanguigni
artificiali che non sono suscettibili alla formazione di
coaguli di sangue. Il risultato e’ stato reso possibile da una
nuova generazione di rivestimento contenente farmaco applicato
alla superficie interna del recipiente. I risultati dello
studio sono stati pubblicati nel Journal of Medicinal
Chemistry. La chirurgia, associata a malattie cardiovascolari,
quali ischemia, spesso richiedono l’impianto di protesi
vascolari – vasi sanguigni artificiali, volte a ripristinare il
flusso di sangue in una parte problematica del sistema
circolatorio. Un grave inconveniente di protesi vascolari e’ la
loro tendenza a bloccarsi a causa della formazione di coaguli,
che si traduce in assunzione obbligatoria e per tutta la vita
di anticoagulanti nei pazienti e, talvolta, puo’ anche
richiedere un ulteriore intervento chirurgico. Nello studio, un
gruppo di ricerca guidato da Vladimir Vinogradov, responsabile
del Laboratorio Internazionale di Soluzione Chimica dei
Materiali e Tecnologie ha proposto una soluzione al problema.
Il team e’ riuscito a sintetizzare un film sottile costituito
da nanotubi di ossido di alluminio fusi con le molecole di un
enzima trombolitico (urochinasi). Le proprieta’ uniche del film
derivano dalla sua struttura, che rappresenta una matrice
porosa, idonea ad accogliere l’attivatore del farmaco. La
matrice protegge l’attivatore plasminogeno dall’ambiente
aggressivo dell’organismo e, allo stesso tempo, conserva la
capacita’ dell’enzima di interagire con alcuni agenti esterni
attraverso un sistema di pori. In particolare, la matrice
lascia passare un proenzima naturale dal sangue, che innesca la
reazio0ne protettiva e scioglie i coaguli.

(AGI) – Roma, 4 ago. – Il matrimonio fa bene alla salute.
Almeno ai ragazzi che sono soliti eccedere nel consumo di
alcolici, anche per quelli che hanno problemi piu’ gravi di
dipendenza e intossicazione. Lo rivela uno studio realizzato
dai ricercatori delle universita’ americane del Missouri e
dello Stato dell’Arizona, i cui risultati sono stati pubblicati
oggi sulla rivista ‘Alcoholism: Clinical and Experimental
Research’. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di
un vasto campione di soggetti che era stato gia’ coinvolto in
uno studio precedente sull’alcool. Al termine della
elaborazione dei dati e’ emerso che i soggetti che si erano
sposati avevano assunto comportamenti molto diversi e avevano
avuto una drastica riduzione dei consumi di alcolici. Cosa che
valeva anche tra i soggetti piu’ problematici.
.

(AGI) – Roma, 4 ago. – La dieta yo-yo, quella cioe’ che prevede
periodo di perdita consistente di peso seguiti da periodi in
cui si recupera, non ha conseguenze sulla salute, almeno per
quanto il rischio di cancro. Lo rivela uno studio realizzato da
ricercatori della American Cancer Society che hanno pubblicato
i risultati delle loro ricerche sulla rivista American Journal
of Epidemiology. Si tratta di una condizione molto comune tra
le persone in sovrappeso, che non riescono a mantenere i
benefici tratti dopo un periodo di dieta. Il dubbio era che
queste continue oscillazioni della massa corporea e anche del
metabolismo, potessero in qualche modo indurre alla formazione
di tumori. I ricercatori hanno studiato un campione di circa
25.000 persone in un periodo di 17 anni alla ricerca di ben 15
diverse forme di patologie tumorali. ”Per i milioni di persone
che ogni anno perdono peso e poi lo riprendono, quella del
cancro dovrebbe essere la preoccupazione minore” ha detto
Victoria Stevens, principale autrice della ricerca. (AGI)

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